BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SENATO E RIFORME/ Il giurista: tutto da cambiare, ecco perché

Pubblicazione:mercoledì 16 luglio 2014 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 16 luglio 2014, 17.58

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Oggi, dopo tre mesi di lavoro in Commissione Affari costituzionali, l'aula di Palazzo Madama inizierà a votare il ddl di riforma del nuovo senato. Intanto Partito democratico e Movimento 5 Stelle fanno prove di intesa in vista del nuovo incontro in streaming che si terrà giovedì. Molti sono i punti in comune, anche se il vero nodo sarà, più del senato, la nuova legge elettorale, che Renzi vuole approvare entro l'anno. Berlusconi ieri ha riunito i suoi e ha dato la linea: non sono esattamente le rifrome che volevamo, ma siamo in minoranza e a Renzi non c'è alternativa. Intanto, i dissidenti continuano la loro battaglia. Come osserva il costituzionalista Stelio Mangiameli, "il renzismo ha un credito - ingiustificato - che il berlusconismo non ha mai avuto". E il premier lo sta sfruttando fino in fondo.

Professore, come le sembra il nuovo senato? Renzi ha detto che "stiamo andando verso il modello tedesco". E' così?
Bisogna distinguere tra il testo presentato dal Governo Renzi e quello proposto dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato (Finocchiaro-Calderoli). Il modello del Governo somigliava vagamente, ma molto vagamente, al Bundesrat tedesco e aveva una pletora di gente al suo interno (sindaci e nominati dal presidente della Repubblica) che nulla hanno a che fare con le Regioni. 

E adesso?
Nel modello uscito dalla Commissione, i sindaci e i nominati del presidente della Repubblica sono diminuiti anche sensibilmente, non vi sono più i presidenti delle Regioni, ma solo i consiglieri regionali, anche se i presidenti delle Regioni sono sempre membri dei rispettivi consigli. Tuttavia, pure in questa nuova formazione non si avverte il senso della rappresentanza territoriale/regionale, in quanto è prevalente l'appartenenza politica ai partiti, e saranno loro a decidere chi andrà in Senato.

Cosa può dire allora dei suoi compiti?
In realtà, il Senato resta debole, oltre che nella rappresentanza, anche nel ruolo, dal momento che non appare capace di negoziare effettivamente a favore delle Regioni, per via dei procedimenti legislativi previsti che marginalizzano la posizione del Senato e sono alquanto contraddittori, in quanto gli danno potere deliberativo per le leggi costituzionali e in poche altre materie, mentre per la legislazione che impatta sulle politiche pubbliche da realizzare nel territorio si limitano a conferire al Senato la possibilità di esprimere dei pareri.

La pattuglia trasversale che lotta per il senato elettivo propone qualcosa di realistico? O la situazione è ormai compromessa?
Il Senato elettivo è presente negli Stati Uniti, dove si pratica nel procedimento legislativo un bicameralismo perfetto. Si tratta di una scelta politica, quella del Senato elettivo, compiuta con il XVII emendamento che andava nella direzione di aumentare il grado di democrazia degli Stati Uniti che sono il modello federale per eccellenza. Basterebbe questo per considerare come ammissibile l'idea di un Senato elettivo e di un buon regionalismo. 

Ma non è il caso italiano. 
Infatti. Da noi si vuole ridurre la democrazia e si vogliono indebolire i governi regionali e locali. In Italia la democrazia territoriale sembra passata di moda e anche la democrazia politica, quella della comunità nazionale, appare in crisi profonda. 

Sulla base di quali elementi fa un'affermazione così grave?


  PAG. SUCC. >