BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

NUOVO SENATO/ Sacconi: è la fine del "dispotismo" di Regioni e Comuni, ora le preferenze

Per MAURIZIO SACCONI, con l’introduzione dei i costi e fabbisogni standard è possibile fare sì che Regioni e Comuni abbiano una sovranità vincolata dall’equilibrio di bilancio

Maurizio Sacconi (Infophoto) Maurizio Sacconi (Infophoto)

“Se ci saranno dei dettagli da correggere siamo ancora in tempo, ma il compromesso raggiunto lo riteniamo già valido. Può reggere la prova dell'aula anche così com'è”. Angelino Alfano, ministro dell’Interno e leader del Nuovo Centro Destra, ha promosso così la riforma del Senato che in questi giorni sta affrontando il fuoco di fila dei dissidenti, capeggiati a sinistra da Vannino Chiti e a destra da Augusto Minzolini. Per Ncd però la linea del governo può tenere, mentre occorrerà una battaglia per far entrare le preferenze nella nuova legge elettorale. Ne abbiamo parlato con Maurizio Sacconi, senatore del Nuovo Centro Destra.

 

Per quali motivi Ncd ha dato il suo pieno sostegno alla riforma del Senato?

E’ una riforma che semplifica il processo decisionale della nostra democrazia, che è invocato da decenni, in quanto manifestamente lento nella capacità di regolare le tante complessità e novità del nostro tempo. Da almeno 30 anni parliamo di una grande riforma che deve avere la caratteristica di superare il nostro bicameralismo perfetto. Non possiamo quindi non auspicarne la più rapida approvazione.

 

Che cosa ne pensa invece della riforma del Titolo V?

Il nuovo testo corregge la sciagurata riforma costituzionale del 2001, che fu approvata con un ristretto margine di consenso parlamentare dal centrosinistra alla vigilia della vittoria elettorale del centrodestra. Essa ha determinato una confusione istituzionale e un indebolimento dello Stato unitario. Oggi la nuova riforma, sia pure bisognosa di ulteriori integrazioni oggetto dei nostri emendamenti, corregge l’albero storto del federalismo.

 

Qual è stato il contributo di Ncd a questa riforma?

Per quanto ci riguarda siamo orgogliosi di avere introdotto i costi e i fabbisogni standard, cioè quelli tendenzialmente più efficienti tra quelli praticati. In questo modo faremo sì che Regioni e Comuni non abbiano una sovranità illimitata, ma piuttosto limitata dall’equilibrio strutturale dei loro bilanci e dall’interesse nazionale. Il primato di quest’ultimo deve affermarsi ogni qualvolta sono messi in discussione principi fondamentali del nostro ordinamento, come la parità dei cittadini della Repubblica in termini di diritti e di accesso alle prestazioni.

 

Per il ministro Boschi, una volta approvata la riforma del Senato si inizierà a parlare di presidenzialismo. Lei che cosa ne pensa?


COMMENTI
17/07/2014 - commento (francesco taddei)

l'interesse nazionale son energia e trasporti e la messa in gara dell'affidamento dei servizi pubblici locali. sacconi ha fatto metà lavoro ma non lo dice.