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INTERCETTAZIONI/ Colaprico: Renzi, la "discussione" tra politici e giornalisti non ha senso

Pubblicazione:mercoledì 2 luglio 2014

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Le numerose telefonate in cui le ragazze parlavano di fatti personali, sia pure magari gustosi da un puto di vista voyeuristico, noi non le abbiamo mai pubblicate. Il criterio è stato quello di pubblicare informazioni che non ledevano la sfera intima e personale di qualsiasi soggetto. Se però una figura forte e che ha potere come un politico o un imprenditore è intercettato mentre fa delle affermazioni che possono essere anche soltanto ambigue, io sono tentato di dire che devono essere pubblicate lo stesso perché questa persona ha possibilità maggiori di fare sentire la sua voce.

 

Secondo lei quale deve essere il confine tra illecito e libertà d’informazione?

In questo momento una persona che si ritiene lesa può rivolgersi alla magistratura, la quale condanna il giornalista. Più che tra lecito e illecito, il confine andrebbe posto tra ciò che è opportuno e ciò che non lo è. E’ probabile che molte intercettazioni siano inopportune, in quanto vanno a colpire la sfera intima e privata delle persone. Sono un vecchio giornalista e ho visto le prime intercettazioni uscire negli anni ’80. Ricordo che tante volte parlando con i magistrati si veniva a sapere che un personaggio importante era stato intercettato mentre parlava non con la moglie ma con un’altra donna, e queste conversazioni sparivano dal fascicolo proprio perché si trattava di aspetti privati e sentimentali.

 

Come valuta l’ipotesi di una cabina di regia tra giornalisti e governo?

(ride, Ndr) Sono cresciuto con l’idea che il giornalista sia il cane da guardia della democrazia, e che quindi non debba avere un cosiddetto “tavolo comune” con nessuno. Il vero giornalista è un lupo solitario e non è legato ai poteri. Se invece di fare un tavolo comune il governo intervistasse una trentina di giornalisti che si occupano di questi aspetti, penso che si farebbe un’idea. Vedo invece il tavolo comune come un “ibrido” che non fa bene né al governo né al giornalismo.

 

(Pietro Vernizzi)



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