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RIFORME/ Il giurista: bene il nuovo Senato, ma torniamo al Mattarellum

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Premi senza limiti come il Porcellum non possono essere ammessi. Lo dico francamente, non sono “innamorata” dell’Italicum, preferirei ritornare al Mattarellum. Occorre una legge elettorale che segua comunque i principi della Corte costituzionale, e che quindi non annulli con un premio eccessivo e con la cooptazione il principio essenziale della rappresentanza. Detto questo la riforma costituzionale introduce una serie di principi importanti.

 

Quali?

Nei regolamenti parlamentari occorrerà prevedere lo statuto dell’opposizione. Nel Parlamento britannico per esempio c’è il capo di un partito che vince e che governa, ma nello stesso tempo sono previste delle garanzie per l’opposizione.

 

Ma non c’è il rischio che le riforme riducano la possibilità dei cittadini di dire la loro?

A risposta di chi dice che le riforme del governo Renzi ridurrebbero gli spazi di democrazia, si può osservare che il nuovo Senato inserisce in Costituzione delle norme che limitano il ricorso ai decreti-legge, creando una corsia preferenziale per le leggi di iniziativa governativa. Nello stesso tempo il Parlamento tornerà a essere più efficiente, grazie al fatto che ci sarà una sola camera provvista sostanzialmente di funzione legislativa.

 

In che modo le due riforme, Senato e Titolo V, possono essere migliorate?

L’aspetto che non mi convince tanto della riforma del Senato è il fatto di trasformarlo in una camera delle autonomie, senza però affidargli una competenza più incisiva sulle leggi che riguardano le regioni. Non condivido inoltre il fatto che la riforma del Titolo V continui a lasciare fuori le regioni a statuto speciale, facendo sì che continui a esserci sempre una doppia velocità.

 

(Pietro Vernizzi)



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COMMENTI
20/07/2014 - Vin o' Sel (selvino beccari)

È un po' che manco; me ne ero rimasto tra i pensieri ghiacciati per qualche mese, ma tornando vinto dalla curiosità constato triste che nulla è cambiato. Vi trovo ancora a discutere dell'equilibrio tra rappresentatività e governabilità. Come se la rete non esistesse, come se fossimo ancora ai tempi di "quale democrazia" di Norberto Bobbio che rifletteva sul rapporto tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta ai tempi dei referendum. Allora la rete non c'era. Ora penso sia difficile prescinderne anche e soprattutto nella costruzione e ricostruzione di un impianto democratico avendo quello della Costituente dell'immediato dopoguerra fatto il suo tempo; io non oso dire in quale direzione dettagliatamente bisognerebbe andare (sono lappone e non mi intrometto in cose italiane) però se si prestasse attenzione al modo di comunicare dei giovani, naturalmente senza subire i limiti di una comunicazione liquida e senza contraddittorio, ma cogliendo il nuovo nella comunicazione e non solo nel dato anagrafico, forse… Dovreste forse superare i termini di un confronto noioso ed inutile introducendo elementi di novità che non vanno cercati tanto lontano, ad altre latitudini o longitudini, ma sono qui vicino a voi. Perché lasciate ad un clown l'egemonia e l'esclusiva della rete nella comunicazione politica? La rete non è la gramigna.