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RIFORME/ Il giurista: bene il nuovo Senato, ma torniamo al Mattarellum

Pubblicazione:domenica 20 luglio 2014 - Ultimo aggiornamento:domenica 20 luglio 2014, 14.53

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“Non sfugge a nessuno di noi il rilievo e la portata modificativa di questa riforma. Senza dubbio la più significativa dall'inizio della storia repubblicana per quello che riguarda il Parlamento. A nessuno di noi sfugge la responsabilità che stiamo assumendo nel ridefinire, così profondamente, l'assetto costituzionale”. Sono le parole con cui Anna Finocchiaro, relatrice della riforma del Senato, ha presentato in aula il disegno di legge costituzionale. Mentre il senatore del Pd, Vannino Chiti, le ha risposto: “Non esiste una democrazia senza cittadini. Compito nostro dovrebbe essere non chiuderla in piccole stanze di addetti ai lavori”. Stefano Fassina, sempre del Pd, ha scritto un messaggino a Matteo Renzi: “Il governo dovrebbe ascoltare le valutazioni del senatore Chiti e di altri senatori del Pd" perché la riforma "è insostenibile in termini di rappresentanza e partecipazione dei cittadini”. Ne abbiamo parlato con Marilisa D’Amico, docente di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Milano.

 

Professoressa D’Amico, come valuta le riforme costituzionali portate avanti dal governo Renzi?

Quella del Senato è una riforma specifica sul bicameralismo perfetto rispetto a cui da 30 anni si è convinti di dover operare una trasformazione. A ciò si unisce una revisione del Titolo V della Costituzione negli aspetti che più avevano bloccato il funzionamento della nostra macchina amministrativa. Nel complesso la potremmo definire “una riforma di manutenzione” che dovrebbe servire a fare funzionare meglio il Parlamento e anche il rapporto tra Stato e Regioni, trasformando comunque il Senato in una camera delle autonomie. Ci sono alcuni aspetti specifici su cui sono stata critica, ma che sono stati in parte corretti. Questo è il primo passo in cui si dimostra che siamo capaci di operare dei cambiamenti strutturali.

 

Riforma del Senato e Italicum rischiano di ridurre gli spazi di democrazia?

L’elezione del presidente della Repubblica e dei giudici costituzionali sono competenze che rimangono a entrambe le camere. L’impostazione del rapporto fra riforma costituzionale e Italicum come avvio verso una dittatura mi sembra veramente una lettura eccessiva. Bisognerà fare in modo che ci sia una legge elettorale che rispetti le indicazioni fornite dalla Corte costituzionale. Per la Consulta è necessario un equilibrio tra la governabilità e la rappresentatività. C’è solamente da augurarsi che ci sia un sistema che garantisca efficienza e governabilità meglio di come è stato fatto finora, perché è l’unico modo per fare sì che il Parlamento ritorni a essere centrale.

 

In che modo è possibile realizzare questo equilibrio?


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COMMENTI
20/07/2014 - Vin o' Sel (selvino beccari)

È un po' che manco; me ne ero rimasto tra i pensieri ghiacciati per qualche mese, ma tornando vinto dalla curiosità constato triste che nulla è cambiato. Vi trovo ancora a discutere dell'equilibrio tra rappresentatività e governabilità. Come se la rete non esistesse, come se fossimo ancora ai tempi di "quale democrazia" di Norberto Bobbio che rifletteva sul rapporto tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta ai tempi dei referendum. Allora la rete non c'era. Ora penso sia difficile prescinderne anche e soprattutto nella costruzione e ricostruzione di un impianto democratico avendo quello della Costituente dell'immediato dopoguerra fatto il suo tempo; io non oso dire in quale direzione dettagliatamente bisognerebbe andare (sono lappone e non mi intrometto in cose italiane) però se si prestasse attenzione al modo di comunicare dei giovani, naturalmente senza subire i limiti di una comunicazione liquida e senza contraddittorio, ma cogliendo il nuovo nella comunicazione e non solo nel dato anagrafico, forse… Dovreste forse superare i termini di un confronto noioso ed inutile introducendo elementi di novità che non vanno cercati tanto lontano, ad altre latitudini o longitudini, ma sono qui vicino a voi. Perché lasciate ad un clown l'egemonia e l'esclusiva della rete nella comunicazione politica? La rete non è la gramigna.