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LEGA NORD + FI?/ Berlusconi e Ruby stoppano la Opa di Salvini & co.

Matteo Salvini (Infophoto) Matteo Salvini (Infophoto)

Serve ben altro, secondo il Salvini pensiero, servono delle convergenze programmatiche che oggi non s'intravedono neppure lontanamente. Segue elenco impietoso: la Lega non ha nulla da spartire con chi si iscrive all'Arcigay (Pascale e Feltri), né con chi in Europa aderisce allo stesso partito della Merkel (Forza Italia, Ncd e Udc), e neppure con chi (Alfano, ministro dell'Interno) non è in grado di porre un freno all'ondata migratoria che si sta abbattendo sulle nostre coste.

Meglio soli che male accompagnati, meglio irrilevanti con un sacco di voti (risposta alla critica venuta da Toti) che imbrigliati in una coalizione debole e incapace di opporsi al renzismo, definito l'anticamera della dittatura. Meglio alzare i toni e annunciare per novembre la serrata fiscale dei ceti produttivi, e garantirsi le luci della ribalta per l'autunno.

Di fatto Salvini sposta molto più avanti nel tempo la prospettiva della ricomposizione dell'area moderata, dal momento che le elezioni non sono alle porte e condurre oggi quella battaglia non sarebbe in alcun modo conveniente.

Facendo buon viso a cattivo gioco, il segretario leghista ha ottenuto l'effetto di ricompattare il Carroccio, dove in molti già lo stavano mettendo sotto accusa per le sue frequenti scorribande al Sud. Dal palco ha chiarito che la priorità rimane sempre il Nord, ma che se qualche movimento, nazionale o del centro sud, volesse condividere le stesse battaglie, sarebbe il benvenuto.

Altro effetto collaterale è stato il rinvio del nodo di chi potrebbe essere il candidato leghista alle primarie del centrodestra, se lo stesso Salvini, oppure il veronese Tosi. Non essendo il momento di decidere, i due hanno potuto abbracciarsi sul palco, per la felicità dei fotografi.

C'è però una leva che la Lega potrebbe utilizzare: i due governatori, Zaia e Maroni. Due almeno i colpi che potrebbero essere sferrati verso Roma. Il primo è il netto rifiuto di spendere soldi delle regioni Veneto e Lombardia per l'accoglienza degli immigrati. Il secondo e forse più rilevante colpo in canna è il referendum veneto per l'indipendenza, cui potrebbe fare eco una consultazione lombarda a favore di uno statuto autonomo per la prima regione italiana. A Venezia la legge per indire la consultazione referendaria c'è già, e quella potrebbe essere l'arma segreta di Salvini e della sua Lega sempre più di lotta.

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