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DIETRO LE QUINTE/ Lo scontro sulle riforme nasconde i veri "guai" dell'Italia

Per GIANFRANCO PASQUINO, il 40,8% del Pd alle elezioni europee non è un mandato a riformare il Senato nel senso dell’elettività di secondo grado, bensì un invito ad andare avanti

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

“Il Presidente della Repubblica segue con preoccupazione gli sviluppi della situazione parlamentare, ma è destituita di ogni fondamento la notizia di sue telefonate di pressione a parlamentari ribelli riportata su Internet e su un quotidiano”. E’ quanto si afferma in una nota del Quirinale, attraverso cui Giorgio Napolitano ha inteso ribadire la sua imparzialità nella fase di impasse che la riforma del Senato sta attraversando a Palazzo Madama. Ne abbiamo parlato con Gianfranco Pasquino, professore di Scienza politica all’Università di Bologna.

 

Che cosa ne pensa dell’impasse che stanno attraversando le riforme?

Non c’è nessun impasse, la riforma del Senato sta procedendo a ranghi serrati. Se hanno deciso che voteranno la riforma del Senato entro l’8 agosto, è questo ciò che avverrà, perché tutto ciò che vuole Renzi è un trofeo da sbandierare alla fine del mese di agosto alla riunione dei capi di governo dell’Europa.

 

Quindi davvero secondo lei si arriverà ad approvare la riforma entro l’8 agosto?

E’ un impegno che hanno preso, e se non ci riescono per Renzi sarebbe una schiaffo, anche se io ritengo che lo schiaffo sarebbe abbastanza meritato.

 

Lei come vede la posizione del presidente del Senato Grasso, spintonato da Renzi, dai dissidenti del Pd e dallo stesso Napolitano?

Purtroppo il presidente Grasso è capitato in una situazione di straordinaria delicatezza. Proprio per il suo ruolo di presidente del Senato, si trova inevitabilmente a subire delle pressioni da parte del gruppo che lo ha eletto, in questo caso il Partito Democratico. Nello stesso tempo ci sono dei senatori che vogliono qualcosa di diverso dal regolamento, che Grasso ha sempre interpretato in modo ineccepibile. Il presidente sta subendo una pressione indebita anche da parte del presidente della Repubblica, che vorrebbe condizioni più rigide nei confronti dell’opposizione e dell’ostruzionismo. Ritengo che queste pressioni siano il prezzo inevitabile di una carica così elevata in un momento di conflittualità politica altrettanto elevata.

 

Nello stesso tempo anche Pd e M5S sono di nuovo ai ferri corti. Come valuta questo scontro?