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DIETRO LE QUINTE/ Ecco le nomine che dividono Renzi e Berlusconi

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Silvio Berlusconi (Infophoto)  Silvio Berlusconi (Infophoto)

Chi lo ha visto all'uscita da Palazzo Chigi lo ha trovato rabbuiato, di sicuro non del tutto soddisfatto, come se non tutte le rassicurazioni richieste fossero arrivate. Ma il filo del dialogo non si è spezzato, al punto che quella sera stessa Berlusconi ha riparlato con Renzi attraverso il cellulare di Verdini per rassicurarlo che la tempesta nell'assemblea dei gruppi parlamentari azzurri era solo passeggera, che le riforme non erano in discussione.

A Renzi per il momento questo basta, mentre le trattative sugli altri dossier proseguono attraverso i soliti ambasciatori. Del resto, anche lui qualche grattacapo ce l'ha. Soprattutto non si aspettava la discesa in campo del suo predecessore Bersani a sostegno delle critiche alle riforme avanzate da Chiti e Cuperlo. La risposta è stata affidata non solo ai soliti Guerini e Serracchiani, ma soprattutto al neo presidente del Pd Orfini, ex "giovane turco", ex dalemiano, ex sostenitore dello stesso Bersani. Qui la partita è facile: la legittimazione del 40,8 per cento dei voti alle europee conferisce al premier-segretario una forza tale da marginalizzare ogni opposizione interna, attirando per di più spezzoni di Sel (Gennaro Migliore) e di Scelta Civica (o quel che ne rimane) nell'orbita democratica. Realisticamente Renzi dovrà commettere molti errori e molti passi falsi prima che una significativa opposizione interna riesca a coagularsi e a impensierirlo.



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