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CAOS PD/ Caldarola: la spaccatura del partito "fa bene" a Renzi

Pubblicazione:martedì 8 luglio 2014

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Renzi lancia l’aut aut ai senatori ribelli, Chiti gli risponde che così com’è la riforma di Palazzo Madama non va. Lui e gli altri 20 senatori democratici che sostengono la mozione alternativa non voteranno il decreto legge costituzionale del governo, se non sarà superato lo scoglio dell’elezione di secondo grado. Ieri si è tenuta la riunione del gruppo del Pd al Senato, senza però la presenza del premier. Ne abbiamo parlato con Peppino Caldarola, ex direttore dell’unità ed ex deputato di Ds e Pd.

 

Il vero problema che agita i ribelli del Pd è la riforma del Senato o la leadership di Renzi?

Sicuramente la riforma del Senato ha un ruolo, ma non credo che sia la vera questione. In primo luogo perché nella tradizione della corrente di sinistra del Pd, quella che viene dal Partito Comunista, la fine del bicameralismo era un tema all’ordine del giorno. In secondo luogo questa predilezione per le preferenze non fa parte della tradizione della sinistra. Quindi credo che sia in atto un vero e proprio scontro per mettere in discussione la leadership di Renzi, per contenerla e cercare di condizionarla. E’ uno scontro dettato anche dalla paura che Renzi trasformi così radicalmente il partito da renderlo inospitale per queste aree conservatrici, di cui una persona perbene come Chiti rappresenta la problematica. Chiti è una bella persona ma con posizioni nettamente conservatrici.

 

Che cosa ne pensa dell’aut aut di Renzi ai senatori ribelli?

Gli aut aut non mi piacciono, però non mi piace neppure questa battaglia della minoranza che sposa una tesi francamente impossibile. Renzi è sottoposto a un tipo di attacco logorante che con il tempo è divenuto insopportabile. Il premier non è contestato perché propone cose che ad altri non piacciono, ma la contestazione che gli viene fatta è di avere in mente un’idea autoritaria delle istituzioni. Chi non è d’accordo con una certa area della sinistra minaccia la democrazia. Posso capire quindi che da parte di Renzi ci sia una reazione dura. Il premier si trova di fronte non solo a chi contesta la legittimità della sua posizione e della sua leadership, che è stata suffragata da una votazione delle Primarie e poi dalle Europee, ma è addirittura accusato di attentato alle istituzioni della democrazia. C’è qualcosa di esagerato e di inaccettabile nelle posizioni della minoranza del Pd.

 

Eppure dare ultimatum non rivela in qualche modo l’intrinseca debolezza di Renzi?


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COMMENTI
08/07/2014 - Scommessa sempre valida (Giuseppe Crippa)

A mio avviso l'interessante analisi di Peppino Caldarola trascura completamente il fatto che la nuova legge elettorale, rafforzando il ruolo dei partiti maggiori, costituirà essa stessa il collante che tratterrà Chiti (e non soltanto lui) dentro il PD perché uscire vorrebbe dire condannarsi all’irrilevanza. Quindi ritengo che il PD, pur soggetto a ricorrenti tensioni, non si frantumerà (purtroppo). Resta quindi aperta, per quanto mi riguarda, la mia scommessa dell’inverno scorso col signor Patrini: se a fine anno il PD non avrà registrato defezioni mi aspetto un buon caffè.