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Politica

RICORSO SUGLI 80 EURO/ La "piccola" battaglia di Zaia nasconde il fallimento della Lega

Luca Zaia, governatore del Veneto (Infophoto)Luca Zaia, governatore del Veneto (Infophoto)

Perché ha perso tanti voti anche al nord: solo per le allegre gestioni della corte dei miracoli di Bossi, o anche e soprattutto per la sua subalternità a una linea politica che di ogni particella anche minima di federalismo si è fatta un baffo? E quanto alla contrapposizione tra Roma ladrona e le Regioni, dice nulla il fatto che attualmente ben 17 consigli regionali su 20 risultano inquisiti?

La linea di Zaia, in risposta a tutto ciò, è di rivendicare l'indipendenza del Veneto: pienamente sostenuto in ciò da quel Salvini che, Bossi imperante, si associava ai diktat del Capo che stroncava regolarmente ogni velleità al riguardo dei leghisti veneti. Ma chi garantisce che gli eredi della Serenissima siano in grado di ripetere i fasti di quest'ultima, e soprattutto la sua severità nel reprimere abusi, corruzioni e sprechi? Dal caso Maltauro sull'Expo a quello Mazzacurati sul Mose, le cronache degli ultimi mesi hanno dimostrato ad abbondanza i misfatti di un perverso intreccio tra  corrotti e corruttori, politica ed economia, che è costato ai cittadini veneti ben di più delle quote cui Renzi avrebbe attinto per finanziare gli 80 euro famosi. Su cui oggi Zaia costruisce una piccola, mediocre battaglia; anziché impegnarsi con tutte le forze sane del Paese per dichiarare guerra agli sprechi della spesa pubblica. Ai quali ha portato il proprio contributo anche qualche leghista di troppo.

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