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RICORSO SUGLI 80 EURO/ La "piccola" battaglia di Zaia nasconde il fallimento della Lega

Pubblicazione:mercoledì 13 agosto 2014

Luca Zaia, governatore del Veneto (Infophoto) Luca Zaia, governatore del Veneto (Infophoto)

Avanti un altro. L'annunciato ricorso del governatore veneto Luca Zaia contro la copertura del decreto governativo sugli 80 euro utilizzando fondi regionali, produrrà il solo effetto di gravare con qualche altra pila di carta la già robusta giacenza di ricorsi parcheggiati nei depositi della Corte Costituzionale. Che sono diventati foresta: sono stati 198 nel 2012, erano già 66 a metà del 2013 (manca per ora il dato annuale); il che significa in media 16 al mese, come dire uno ogni due giorni, domeniche e festività comprese. L'Istituto di studi sui sistemi regionali federali e sulle autonomie del Cnr ci spiega che ormai un terzo del contenzioso di cui deve occuparsi la Corte riguarda il rapporto tra Stato e Regioni: un numero troppo smisurato per pensare che siano tutti motivati, ma comunque sufficiente per appesantire il lavoro della Consulta, e comportare spreco di tempo, e pure di soldi.

La risposta al ricorso del Veneto non verrà in ogni caso domani, né dopodomani: il primo a saperlo è proprio il suo presidente. Il cui gesto appare molto più di propaganda che di sostanza; e d'altra parte, Zaia ha fatto da tempo un suo cavallo di battaglia della polemica sugli 80 euro, come ricorda chi l'ha sentito nel maggio scorso sul prato di Pontida. È la linea della Lega formato Salvini, che come metodo di ricostruzione sulle macerie lasciate dal crollo di Bossi e dei suoi sodali, ha scelto lo scontro frontale a 360 gradi col resto del mondo politico, a costo di attingere a robuste dosi di demagogia. Difficile convincere i 10 milioni di italiani che si sono ritrovati gli 80 euro in busta-paga che si tratta di un bluff; ma quel che contava per Bossi nelle sue celebri sparate estive, e quel che conta per i suoi successori, è evidentemente guadagnare un po' di titoli di giornali e un po' di ribalta mediatica. E su questo, Zaia ha portato sicuramente a casa un risultato immediato, ma anche uno di prospettiva: l'importante, al di là dei singoli contenuti, è far passare il messaggio che la Lega non ci sta a prescindere. 

Nello specifico, la critica di Zaia non è infondata; ma non la si può circoscrivere a una questione singola. Il nodo vero è la corretta gestione della spesa pubblica tra strutture centrali e autonomie locali: problema di vecchissima data, sensibilmente peggiorato negli ultimi dieci-dodici anni. Per buona parte dei quali, occorre ricordare, la Lega ha fatto parte della maggioranza e ha occupato ruoli significativi nel governo: perché non ha portato a casa nulla che modificasse lo squilibrio tra centro e periferia? Perché ha incassato senza battere ciglio i generosi provvedimenti dell'esecutivo a guida Berlusconi in favore di quelle Regioni sprecone, dal Lazio alla Campania, dalla Calabria alla Sicilia, contro cui oggi Zaia punta il dito? 


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