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Politica

RENZI-DRAGHI/ Così si prepara un nuovo 2011

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Che la sovranità sia in crisi perché non si sa più che cosa sia, in ambito scientifico era noto; ma che compaiano sui giornali affermazioni così, a distanza di qualche giorno dalle dichiarazioni di Draghi, è qualcosa che dovrebbe far riflettere. L'euro ci ha dato tanti vantaggi. Ma ha anche trasformato il debito pubblico di uno stato nel debito privato di una collettività. È questo che non si è capito ancora.

Si potrebbe dire che la sovranità non è più come in passato un concetto rigido, ma plastico. 
Il concetto di sovranità non è mai stato rigido, perché non può esserlo. Però quando ci si trova di fronte alla domanda "chi decide?" il tema della sovranità riemerge e si presenta nelle sue forme di sempre. È significativo che il discorso di Draghi sulla devoluzione di poteri sovrani abbia riproposto il problema. È che lo stesso Draghi utilizzi categorie vecchie per alludere ad una situazione del tutto nuova. 

In che senso?
I poteri sovrani possono essere devoluti ad un altro soggetto ed è normale che questo avvenga, basta pensare alle federazioni. Ma il soggetto a cui si devolvono funzioni sovrane non può che essere a sua volta un soggetto sovrano. Se invece, nel momento in cui si chiede all'Italia di devolvere ulteriori poteri per fare riforme che non si fanno, non c'è un soggetto sovrano che esercita queste funzioni, la questione diviene tanto inedita quanto delicata.

Scusi, ha detto proprio "non c'è un soggetto sovrano"?
Draghi dice che questi poteri dovrebbero essere devoluti. Però credo che lo stesso Draghi non sappia a chi si dovrebbero devolvere oggi questi poteri. Chi potrebbe riceverli? La Troika (Fmi, Commissione, Bce) del Trattato Mes? Il punto è che se il soggetto che riceve questi poteri non è identificabile, non è nemmeno controllabile. E se non è controllabile non è nemmeno responsabile da un punto di vista democratico. È questo lo spaventoso problema dell'Europa. Ed è questa la sua spaventosa debolezza, come sa benissimo chi opera all'interno di queste istituzioni.

Polito scrive che la nostra sovranità non è limitata tanto da Bruxelles, quanto dal nostro debito. È così?
Non è più vera una cosa dell'altra. E nemmeno è più consolante dire che la nostra sovranità, e dunque la nostra libertà, dipende solo dal debito. Sono due facce della stessa medaglia. Ormai diciamo "Bruxelles", ma non sappiamo di chi stiamo parlando. Bruxelles è solo un luogo del Belgio. Di chi parliamo? Della Commissione, forse, ma solo fino a quando da Francoforte la Bce non dice la sua. O non dice la sua qualche presidente di Banca centrale. O magari qualche capo di governo e non necessariamente sui giornali.

E tutto questo cosa dimostra?


COMMENTI
14/08/2014 - Vin O Sel autoinviato dalla Lapponia (selvino beccari)

Effettivamente la sorpresa che il debito dello Stato possa trasformarsi nel debito dei cittadini colpisce e inorridisce solo chi, come il politologo intervistato, ha sempre sostenuto la privatizzazione degli utili e la socializzazione dei debiti. È questo il volto tardo novecento del marxismo che, falliti i piani quinquennali dopo il fallimento del piano di coltivazione delle terre incolte, ha pensato bene che la via maestra di distruzione del sistema capitalistico fosse ...il suo indebitamento e che questo proprio dall'interno del sistema, abbandonate le velleità extraparlamentari, poteva essere meglio perseguito. Anche questa è una delle ragioni del passaggio da un marxismo rigoroso ad uno di declinazione libertaria. Quello che sorprende, e che anzi non dovrebbe sorprendere perché esprime il segno dello sbandamento assoluto, è che a fronte di questa situazione si abbia come obiettivo quello di demolire chi si oppone strenuamente alla perdita di identità dello Stato e quindi all'annacquamento del potere dei suoi cittadini. Sconfiggere il riformismo resta la missione prima dei marxisti figli della seconda internazionale.