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RENZI-DRAGHI/ Così si prepara un nuovo 2011

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Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

La crisi economica sta mettendo perfettamente in luce la crisi istituzionale dell'intera Europa. Di per sé l'Europa di cui parlano i giornali e che ci chiede di fare qualcosa non è un soggetto politico unitario. E nemmeno lo è la Ue, nelle molte facce con si presenta: Bce, Commissione, Eurogruppo, Ecofin. Chi decide cosa? Con quali poteri, con quali controlli e con quali responsabilità? È una situazione paradossale, che però spiega tante cose, a partire dal nanismo politico dell'Europa sullo scacchiere internazionale.

Però Bruxelles e Francoforte comandano.
Non c'è dubbio. Si tratta di un potere che ancora non c'è, ma che si manifesta ed opera, in modo diseguale e con intensità intermittente, nei confronti dei diversi stati europei. Per capirci, non ho ancora sentito parlare di commissariamenti della Francia o della Germania. La verità è che in Italia questo processo di dissoluzione è più avanzato che in altri paesi, ad eccezione della Grecia. Detto questo, bisogna anche dire che tutta Europa è in una fase di non più e di non ancora. E cioè nella fase in cui non esiste più lo stato nazionale in senso stretto e non esiste ancora qualcosa che ne faccia le veci.

In altri paesi la situazione dunque è meno grave?
Sì, ma la linea di tendenza è esattamente la stessa. Sono cose che, come al solito, i costituzionalisti inglesi hanno capito da un pezzo. Come può la Bce raccomandare di condividere − o di devolvere − quote di sovranità? La Bce è un organismo tecnico che è sganciato dalla politica o dovrebbe esserlo; ma se così è, anche la politica dovrebbe essere sganciata dalla Bce. E invece questo non avviene. Dovremmo chiederci perché la Bce dovrebbe essere indipendente dai governi e i governi invece debbono osservare quanto viene dalla Bce. È una situazione che ricorda da vicino quanto diceva negli anni 80, subito dopo il divorzio Tesoro-Bankitalia, un grande amministrativista come Fabio Merusi quando parlava della Banca d'Italia come di un "autonomo potere dello Stato". 

Partendo dal presupposto che la Banca centrale era un soggetto indipendente dalla politica.
Ma se era indipendente dalla politica e però decideva, esercitava, almeno in parte, un potere sovrano. Esattamente come avviene ora in Europa.

In questo contesto il vecchio stato che conosciamo è destinato ad avere sempre la peggio? Vien da pensare che un conto è essere l'Italia, altro la Grecia, altro la Germania.
Infatti, come le dicevo, il processo di devoluzione o di dispersione della sovranità procede a velocità variabile all'interno dell'Europa. Non è un caso che da qualche anno si sia introdotta la distinzione tra una zona core e una periferica, o tra paesi creditori e paesi debitori. Fino alla crisi del 2007 sarebbe stata vista come una lesione della dignità degli stati che partecipavano all'Unione. Ora è linguaggio corrente e opinione comune. E i mutamenti del linguaggio riflettono sempre quelli della realtà, quando addirittura non li anticipano.

Quali sono le conseguenze di questa eclissi della sovranità?


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COMMENTI
14/08/2014 - Vin O Sel autoinviato dalla Lapponia (selvino beccari)

Effettivamente la sorpresa che il debito dello Stato possa trasformarsi nel debito dei cittadini colpisce e inorridisce solo chi, come il politologo intervistato, ha sempre sostenuto la privatizzazione degli utili e la socializzazione dei debiti. È questo il volto tardo novecento del marxismo che, falliti i piani quinquennali dopo il fallimento del piano di coltivazione delle terre incolte, ha pensato bene che la via maestra di distruzione del sistema capitalistico fosse ...il suo indebitamento e che questo proprio dall'interno del sistema, abbandonate le velleità extraparlamentari, poteva essere meglio perseguito. Anche questa è una delle ragioni del passaggio da un marxismo rigoroso ad uno di declinazione libertaria. Quello che sorprende, e che anzi non dovrebbe sorprendere perché esprime il segno dello sbandamento assoluto, è che a fronte di questa situazione si abbia come obiettivo quello di demolire chi si oppone strenuamente alla perdita di identità dello Stato e quindi all'annacquamento del potere dei suoi cittadini. Sconfiggere il riformismo resta la missione prima dei marxisti figli della seconda internazionale.