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RETROSCENA/ Draghi e Napolitano lavorano al "Renzi-bis"

Giorgio Napolitano (Infophoto) Giorgio Napolitano (Infophoto)

Renzi è partito bene, proprio perché ha messo al centro della sua azione i temi e non i nomi, auspicando un presidente della Commissione Ue che non fosse in continuità con la linea del rigore e una politica estera non automaticamente filoamericana. Ben presto però Renzi ha archiviato questa partenza positiva, e si è precipitato a sostenere Juncker purché gli si desse la Mogherini. Questo Renzi “berlusconiano” che sbraita parlando di “colpi di Stato” e che va dritto al rischio di elezioni anticipate è un elemento di inquietudine.

 

E’ per questo che Draghi e Napolitano stanno cercando di correre ai ripari?

Proprio così. Nascono da qui gli incontri che lo stesso premier ha cercato con Draghi e Napolitano, e che si inseriscono nel quadro di un accantonamento del Nazareno e delle maggioranze istituzionali. In questa nuova fase di Renzi a venire al primo posto sono debito pubblico, riduzione della tassazione, riforma del mercato del lavoro e impegno per gli investimenti esteri. Quanto è emerso dagli incontri con Napolitano e Draghi è un accantonare l’asse con Berlusconi e ritornare al Renzi delle origini, quello schierato cioè contro gli “elefanti del Pd”.

 

Quanto è rimasto di questo “Renzi delle origini”?

Le elezioni europee hanno dimostrato che è ancora molto vitale. L’operazione inedita riuscita a Renzi è stata quella di andare a una rottura con la sinistra antagonista e tradizionale e fagocitare il voto del centrodestra. Ciò ha consentito uno sfondamento nell’elettorato del centrodestra. Paradossalmente gli incontri con Napolitano e Draghi segnano il fatto che è in questa direzione che andrà Renzi nei prossimi mesi.

 

(Pietro Vernizzi)

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