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IL CASO/ Ferri (Sott. Giustizia): 1185 giorni per una sentenza sono una follia

Pubblicazione:sabato 16 agosto 2014

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Di pari passo si prevede che, nelle ipotesi in cui la violazione sia dovuta a negligenza inescusabile, l’azione di rivalsa dello Stato nei confronti del magistrato diverrà obbligatoria. In questa direzione viaggia anche l’estensione della responsabilità, nella ricorrenza dei medesimi presupposti, al magistrato onorario, mentre i giudici popolari risponderanno nei soli casi di dolo.

 

Con la riforma si allungheranno i tempi di prescrizione. Non è un incentivo a forme di ostruzionismo come ricorsi, controricorsi e appelli strumentali?

In questa materia si devono conciliare due opposte esigenze: da un lato garantire che il periodo di prescrizione del reato sia sufficientemente lungo per evitare di pregiudicare l’effettività del sistema penale; dall’altro il processo deve essere contenuto in tempi brevi, per evitare sia che esso costituisca per l’imputato una vera e propria pena supplementare e anticipata, sia per garantire tutela alle vittime del reato. Bisogna, perciò, assicurare che l’accertamento dei reati e dei loro responsabili avvenga in tempi congrui evitando lo spreco di energie processuali.

 

Oggi i tempi lunghi disincentivano il ricorso ai riti alternativi e favoriscono la presentazione di impugnazioni a scopo puramente dilatorio per conseguire l’obiettivo della prescrizione.

Sì. La risposta non può essere però quella di un allungamento puro e semplice degli attuali termini di prescrizione, ma occorre garantire che i processi penali si concludano con un accertamento nel merito e che la prescrizione mantenga la sua attuale funzione di stimolo a una definizione in tempi non troppo estesi dei processi penali. Una riflessione costruttiva può partire dalla relazione finale redatta dalla Commissione ministeriale Fiorella che ipotizza di introdurre due cause di sospensione della prescrizione in corrispondenza del deposito della sentenza di condanna di primo e di secondo grado al fine di assicurare un tempo ragionevole per verificare la correttezza della decisione in sede di impugnazione. E’ evidente che qualora si scegliesse questa soluzione, per evitare che i tempi del giudizio di impugnazione siano eccessivamente lunghi, sarebbe altresì ragionevole stabilire dei periodi massimi di sospensione della prescrizione decorsi i quali la prescrizione riprenderà il proprio corso.

 

Come è possibile ridurre i tempi e dimezzare l’arretrato della giustizia civile, senza spendere di più in nuovi strumenti informatici e assumere personale?

L’arretrato civile costituisce una “zavorra” per la ripresa economica e per il funzionamento della giustizia civile. Nessuna riforma potrà funzionare effettivamente se non troviamo una giusta soluzione al problema dell’arretrato. Va sottolineato che risultano pendenti cinque milioni di procedimenti civili e che, pur risultando i giudici italiani i più produttivi d’Europa, è impensabile che possano smaltire in tempi brevi tutti i procedimenti. Ritengo che sia intollerabile che un’impresa, per far rispettare un contratto, debba aspettare 1185 giorni rimanendo paralizzata nella propria attività con ingenti perdite economiche: questa lentezza allontana gli investimenti esteri, fa perdere posti di lavoro ed altera le regole della concorrenza. Del resto, l’incertezza sui tempi di risposta non consente alle imprese di programmare altri investimenti e, anche laddove l’esito del giudizio sia favorevole, sarà comunque troppo tardi per recuperare i costi subiti in termini di produttività e le occasioni perdute.

 

Il problema è ben noto, sottosegretario...

Per questo il ministro della Giustizia ritiene essenziale intervenire da subito con un provvedimento avente ad oggetto “misure di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile”, sulle cui linee guida c’è stato un ampio confronto con tutti gli operatori ed in primis con l’avvocatura.


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COMMENTI
16/08/2014 - intervista molto utile (marco nocetti)

a capire che i magistrati continueranno a fare i loro (*****) comodi. Se questa è cambiare verso...

 
16/08/2014 - Vin O Sel autoinviato dalla Polonia (selvino beccari)

Vediamo se ho capito: siccome bisogna pur risarcire i cittadini che hanno subito un ingiusto danno provocato dall' operato della magistratura e siccome chi tocca quest'ultima muore( vedi che cosa è successo a Bettino dopo che gli è venuta l'infausta idea della responsabilità civile dei giudici) ecco trovata l'italica soluzione. C'è da pagare? Non c'è problema: paga pantalone, come diciamo in Lapponia, ed i magistrati non si preoccupino, non ci sarà rivalsa.E perché non facciamo così anche con i medici: paghi l'ospedale in caso d'errore ma senza rivalsa sui propri medici; e perché non facciamo così con tutti i professionisti: paga lo Stato e chi s'è visto s'è visto. M'aspettavo meno codardia politica. Quanto alla durata dei processi ed anche a parte degli errori giudiziari, nessuno pensa che se il legislatore fosse meno contorto e contraddittorio, se il legislatore non rinviasse frequentemente la soluzione di ogni conflitto di interessi, per l'incapacità e l'assenza di volontà di risolverlo politicamente, alla decisione ultima dei magistrati scaricando su di loro la responsabilità della soluzione, poi, forse, vi lamentereste meno dell' invadenza della magistratura? Vero è che prevale la tendenza a rendere giudiziario ogni rapporto anche politico; lo leggo come un fatto subculturale; " ci vediamo in Tribunale" pare essere la conclusione di ogni confronto cosiddetto politico. Ma la politica, qui da noi al Nord, è un' altra cosa. È fiducia e coraggio.