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RIFORMA GIUSTIZIA/ Leva (Pd): anche i magistrati vanno puniti

Pubblicazione:domenica 17 agosto 2014

Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando (Infophoto) Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando (Infophoto)

La riforma punta a ridurre i tempi di prescrizione e non ad allungarli. Su questo tema ritengo che si debbano introdurre norme equilibrate, che partano da una premessa: la prescrizione non è una norma processuale, bensì di diritto sostanziale. C’è il diritto di ciascun cittadino a vedere anche la parola fine sulla propria vicenda giudiziaria. Sulla prescrizione quindi anche il Parlamento deve discutere per trovare una soluzione avanzata di equilibrio tra il diritto dei cittadini e quello dello Stato a esercitare la pretesa punitiva.

 

Come è possibile ridurre i tempi e dimezzare l’arretrato della giustizia civile, senza spendere di più in nuovi strumenti informatici e assumere personale?

L’attenzione che governo e Parlamento hanno riservato al processo telematico, alla sua diffusione sull’intero territorio nazionale e al superamento del cosiddetto doppio binario mi sembrano già di per sé passi importanti che vanno nella giusta direzione. Dopo di che non esistono riforme a costo zero, sul processo civile ci vogliono sicuramente risorse aggiuntive e nuovi investimenti. Sul piano tecnologico e sul versante del personale bisogna introdurre strumenti deflattivi come le camere arbitrali e la negoziazione assistita.

 

In che modo è possibile porre un argine alla carriera “per correnti” e favorire quella “per merito” all’interno del Csm?

Ritengo che vada diluito il peso delle correnti all’interno del Csm. L’idea che si possa fare carriera sulla base dell’appartenenza e non delle capacità dimostrate durante il proprio percorso professionale, non è degna di un Paese civile. Anche su questo bisogna recuperare un margine d’azione. Ci sono numerose idee sul tavolo, attorno a cui iniziare una discussione tra le diverse forze politiche.

 

(Pietro Vernizzi)



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