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RETROSCENA/ Da Renzi alle larghe intese, ecco il piano segreto di Berlusconi

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Silvio Berlusconi (Infophoto)  Silvio Berlusconi (Infophoto)

Pier Carlo Padoan ha messo il dito nella piaga: i tempi dei processi economici sono del tutto diversi dalle esigenze della politica. Se gli effetti delle riforme avranno riflessi positivi sull'economia tra 18/24 mesi, si preannuncia un autunno difficilissimo per il governo dell'iperattivo premier fiorentino, anche perché in campo economico le riforme sono praticamente tutte da fare.
Graziano Delrio ha dovuto ammettere a denti stretti che gli effetti degli 80 euro sono stati scarsissimi, e in ogni caso anni luce lontani dalle attese di Palazzo Chigi: i consumi sono rimasti fermi. Il decreto Poletti sul mercato del lavoro è stato poco più di un'aspirina a un malato di tumore. E con la prima lettura della riforma della Costituzione non si fa certo crescere il Pil, che segna un desolante -0,2%.
Costituisce una magra consolazione il fatto che un identico dato (-0,2%) sia segnato dall'economia tedesca. C'è poco da gioire del fatto che la locomotiva d'Europa si sia fermata come un'Italia qualsiasi. Renzi e il suo cerchio magico però vi hanno intravisto subito la possibilità di tornare alla carica (con la stessa Merkel e con gli eurocrati di Bruxelles) per ottenere un allentamento del patto di stabilità. Il calcolo è elementare: stavolta ad avere bisogno di maggiore elasticità non è soltanto Roma, ma anche Parigi e Berlino, perché la stagnazione dell'economia continentale preoccupa tutti quanti. La trattativa è in pieno svolgimento, anche se nelle forme più riservate possibili.
La partita europea comincerà ad essere giocata ufficialmente dal vertice europeo straordinario del 30 agosto, e il premier vuole arrivarci con le carte in regola, con il varo nel consiglio dei ministri del giorno precedente del decreto "sblocca Italia", preludio di una legge di stabilità sino a questo momento densa di incognite intorno a una manovra che Renzi e Padoan continuano a smentire con tanta foga da farla ritenere per questo quasi ineluttabile.
Ormai è chiaro a tutti che il tema portante dell'autunno non saranno le riforme istituzionali, ma quelle economiche. E che la battaglia sarà in primo luogo in parlamento. Ciascuna forza politica organizza le proprie trincee. Alfano è stato il primo, rialzando la barriera dell'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, un vecchio cavallo di battaglia del Pdl. Sapeva bene che avrebbe sbattuto contro un no del Pd, che immancabilmente è arrivato, ma doveva marcare la propria presenza. Per i democratici - parole dello stesso Renzi - le tutele devono essere diverse, non di meno. Come a dire che Alfano ha preso la discussione dal verso sbagliato.
Più delicato e foriero di sviluppi il fronte del rapporto con Forza Italia. Ufficialmente Renzi ha opposto sin qui il più fermo dei no a ogni ipotesi di collaborazione con il partito berlusconiano su temi che esulino dalle riforme istituzionali. Ma la mossa degli azzurri di dichiararsi disponibili a discutere misure forti nel superiore interesse del paese rimane sul tavolo, e pesa come un macigno.


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