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VITTADINI/ Un Meeting oltre le ideologie

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"E' giusta la difesa di fronte ad atti di terrorismo, ma in una logica di confronto, come dice anche il papa. L'errore è la soluzione unilaterale, la prova muscolare come nella crisi tra Ucraina e Russia…".

 

A chi affidarsi?

"La mediazione dell'Onu è fondamentale, nonostante i suoi limiti, in Libano anni fa funzionò".

 

Venendo alla politica italiana, al Meeting non ci sarà Renzi, ma molti ministri: la solita Cl filogovernativa, da Andreotti a Berlusconi, da Letta a Monti?

"Non è questione di ideologie, è che se non si esce da questa crisi, che è peggio di quella del '48, si finisce nel Terzo Mondo. Va sostenuto qualsiasi sforzo unitario per il bene comune. E per questo va recuperato il senso dell'umano, come si vede nella mostra che dedicheremo a Guareschi e a Jannacci: i loro personaggi, "periferici", ma autentici, seguono quello che hanno dentro di sé, non rispondono ad alcuna ideologia. E così sono capaci di mettere a nudo l'"io" di tutti.

 

C'era una volta il Meeting dei potenti (con polemiche annesse, le ultime sul caso Formigoni): e ora?

"E' passato di tutto. Potenti, grandi uomini e ultimi del mondo ma il Meeting rimane. Errori? Certo, alcuni incontri si potevano evitare. Come ha detto don Carrón, presidente di Cl: 'Possiamo aver dato dei pretesti'. Ma l'errore si supera se si riscopre che l'altro nella sua verità e diversità può essere una risorsa: una strada forse è meno appariscente, ma più profonda e duratura".

 

Come giudica i primi mesi del governo Renzi?

"Si sta dando da fare. Di riforma istituzionale se ne parlava da 30 anni. Quella della Pubblica amministrazione sarà fondamentale…".

 

Era meglio partire dalle riforme economiche?

"E' il fronte più sensibile, lì si vedrà se davvero potremo farcela".

 

A proposito di fare squadra, che ne pensa dei 5 Stelle?

"Vedo istanze giuste e altre distruttive. Sono agghiaccianti quando giustificano il terrorismo o la logica del tanto peggio, tanto meglio".

 

Anno zero per il centrodestra?

"Nel 2008 Berlusconi poteva fare la rivoluzione liberale e ha fallito. Ora devono decidere che mondo vedono e vogliono, e questo vale anche per il centrosinistra".

 

Francesco Alberti



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COMMENTI
24/08/2014 - Vin O Sel (selvino beccari)

Mi viene alla mente un parallelo storico. Nei primi anni settanta le organizzazioni sindacali assunsero unitariamente due decisioni solo apparentemente in conflitto: la prima fu quella di liberarsi (almeno nelle intenzioni) dal legame con i partiti tradizionali di riferimento cessando di esserne le cinghie di trasmissione, come da definizione marxista e, al contempo, la seconda, di impegnarsi direttamente sui temi politici. I partiti non erano più considerati lo strumento unico ed indefettibile per lo svolgimento dell'attivitá politica, anzi ne costituivano un limite al punto che le organizzazioni sindacali per impegnarsi in battaglie politiche tagliavano, almeno formalmente, i ponti con i partiti di riferimento.Che si riscopra la possibilitá di assumere decisioni politiche senza vincoli di appartenenza mi pare una bella conquista; non interpreto la presa di distanza come la rinuncia all'impegno politico ma l'esatto contrario. Certo, da posizioni di potere appare più facile conseguire degli obiettivi concreti, perché c'è più visibilitá, ma il prezzo da pagare in termini di credibilità può essere troppo alto e finire col nuocere quello che è il messaggio essenziale da comunicare. Evito esempi. Come tutti quelli che vorrebbero tirare dalla propria parte Papa Francesco e vederlo impegnato nell'arena delle battaglie quotidiane; la Sua parola porterà risultati di pace proprio perché non schierato in schemi di battaglia peraltro sempre banali e semplicistici.Alziamo lo sguardo