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IL CASO/ Violante: più gratuità per salvare il Paese

Luciano Violante (Infophoto) Luciano Violante (Infophoto)

In effetti è una delle parole più cariche di significati contrastanti. Gratis vuol dire senza corrispettivo; gratuito vuol dire senza una motivazione ragionevole. Per spiegare la gratuità userei un passo del Vangelo di Matteo, 10,8: Gesù dice agli Apostoli "gratuitamente avere ricevuto, gratuitamente date". Che vuol dire "gratuitamente avete ricevuto"? Che non avete pagato? E chi dovevano pagare? E "gratuitamente date"? Vuol dire: non vi fate pagare, ma che cosa è pagabile?

Quindi?
Gratuità in questo contesto significa che la ragione per la quale si compie un atto basta a se stessa, sta in quell'atto e non fuori di esso. Non sta in una contropartita. Un comportamento ispirato a valori che non si trovano sul mercato si spiega in sé stesso, non perché io debba avere qualcosa in cambio da coloro che sono in relazione con me. Nell'atto di gratuità c'è un eccedenza di valore, intrinsecamente superiore rispetto a quello contenuto nell'atto stesso. 

Non crede che il fondamento della gratuità stia nella misericordia di Dio per l'uomo?
Non ho la competenza necessaria per avvicinarmi a questo tema. Posso solo dire che la gratuità ha una dimensione religiosa, come quella che lei ha evocato, e una dimensione laica. La militanza politica che ha caratterizzato alcuni grandi partiti era una froma di gtratuità. Durante il lungo periodo della mia vita politica nel quale ho dovuto occuparmi di terrorismo e di mafia, ho avuto molto spesso scorte di partito. Erano operai, impiegati, persone che finito di lavorare prendevano la macchina e venivano a prendermi a Firenze, a Bologna a Trieste, a Napoli e mi portavano a dormire a casa o in posti più sicuri. Dormivano un paio d'ore e l'indomani tornavano al lavoro. Non lo facevano né per me, né perché c'era un corrispettivo, che non c'era. Era un atto gratuito perché credevano nel valore dell'azione politica che compivano. Entrambe le dimensioni della gratuità, quella religiosa e quella laica, fanno riferimento a un valore che trascende i limiti dell'atto.

C'è ancora gratuità nella vita civile del nostro paese?
L'invasione che il mercato ha fatto degli spazi prima riservati alla politica, alla morale, alla religione, ha prodotto in molte parti del mondo, anche in Italia, un effetto di commercializzazione globale degli spazi vitali. Il mercato deve stare nei suoi ambiti; quando invade spazi che non gli sono propri crescono l'egoismo sociale, l'ambizione individuale, si logorano i legami sociali e rallentano i processi di civilizzazione. Tutto l'Occidente, anche se non tutto nella stessa misura, ha fatto passi indietro. In questo quadro l'Italia non fa eccezione. Per questo dobbiamo riprendere il cammino, con fiducia.

In che modo?
Ci sono regole istituzionali che vanno ripristinate; lo si sta facendo, ma la civilizzazione non è soltanto un problema regolatorio. Machiavelli aveva osservato: "Così come gli buoni costumi per mantenersi hanno bisogno delle leggi, così le leggi per osservarsi hanno bisogno de' buoni costumi". Oltre alle leggi servono i comportamenti responsabili ispirati a grandi valori: la società deve responsabilizzarsi rispetto al proprio futuro perché nessuna società può salvarsi se non determina quello che non si compra e non si vende.

E in concreto che cosa possiamo fare?