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Politica

SPILLO/ Le città metropolitane di Renzi: dov'è la democrazia?

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Da questo punto di vista la strada che l’intervento normativo avrebbe dovuto percorrere era, a mio avviso, una: garantire ad ogni comune il diritto di rappresentanza, esprimendola in modo unitario, cioè in quanto istituzione, e proporzionalmente alla propria dimensione demografica. Oggi non è così. Come già detto si è scelta una logica totalmente partitocratica. Tra l’altro in modo del tutto paradossale, perché la riforma è stata motivata dalle peggiori spinte demagogiche dell’antipolitica con le quali si è arrivati a togliere i compensi e a non stipendiare i politici che comporranno queste assemblee istituzionali. Del resto si sa: le classi dirigenti locali sono centri di corruzione e sprechi – dice la vulgata. Quindi, da un lato si affama la bestia e dall’altro si costruiscono delle regole per cui solo i grandi partiti possano partecipare e determinare a priori i componenti. Peggio dell’ormai celeberrimo porcellum. Si prenda il caso di Milano. Pisapia ha indetto le elezioni per la città metropolitana. La data prevista è il 28 settembre. Quella di promulgazione del decreto il 19 luglio. Il termine per depositare le liste che concorreranno alla composizione della conferenza statutaria l’8 settembre. Considerando l’inevitabile pausa estiva del mese d’agosto, sarà pressoché impossibile raccogliere le 104 firme di sindaci e consiglieri dei comuni dell’ex territorio provinciale necessarie per presentare candidati. Oltretutto perché non sono chiare le modalità di adesione e raccolta. E perché non esistono elenchi dell’effettivo elettorato attivo che siano a disposizione degli interessati. Manca un apposito regolamento e la legge non è affatto puntuale. Sarà impossibile insomma, tranne che per i grandi partiti che possiedono all’interno delle proprie segreterie tutti i nominativi degli eletti nelle proprie file. In questo modo si selezionano già in origine le possibile liste concorrenti. In più non è ponderata la presenza dei comuni all’interno degli organi della città metropolitana, come sarebbe stato logico in un ente di questo tipo, bensì lo sarà il voto dei consiglieri chiamati alle urne. In sostanza: il voto di un singolo consigliere comunale di Milano varrà circa 714. Il voto di un consigliere di un altro comune della fascia demografica immediatamente successiva a quella del capoluogo lombardo, invece, una sessantina. È evidente come basti un accordo politico, tra i partiti, all’interno di Palazzo Marino per “pilotare” le elezioni di tutta la città metropolitana. A tanto è giunta l’irrilevanza della concezione di politica intesa come servizio al bene comune.

Non appare affatto banale, allora, ricordare le parole di uno dei nostri padri costituenti come Roberto Lucifero D’Aprigliano. Sebbene riferite al Parlamento, valgono per analogia anche per gli enti locali e per il tema in oggetto. L’onorevole liberale, intervenendo il 20 dicembre 1947 nel corso dei lavori dell’Assemblea costituente, dichiarò: «È spiacevole dire questo: ma la democrazia, purtroppo, è fatta di scelta di popolo e non di elezione di élites e noi non possiamo ammettere che le segreterie di partito, che già costituiscono delle élites, nominino deputati per loro conto e spesso contro la volontà del popolo».

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COMMENTI
03/08/2014 - Buon lavoro! (Giuseppe Crippa)

Questa volta Forte non mi convince per niente. Prima dice che Milano deve contare più di Vizzolo Predabissi (ed è ovvio) poi lamenta che in questa votazione il peso di un consigliere comunale milanese sarà dieci volte maggiore di quello di un consigliere comunale Vizzolo-Predabissese (spero si dica così…) Considera poi “inevitabile” la pausa estiva del mese di agosto (come se lunghe ferie fuori città siano un obbligo e come se non esistessero mezzi per comunicare agevolmente tra le persone) ed infine si scandalizza perché i consiglieri comunali chiamati a lavorare anche nei nuovi organismi delle città metropolitani non avranno compensi aggiuntivi. Concordo con lui sul fatto che queste elezioni non siano affatto necessarie e che la composizione dell’organo di governo di una città metropolitana dovrebbe essere la fotografia del voto espresso nei comuni che di questa città metropolitana fanno parte senza alcun bisogno di nuove elezioni ma non mi sembra il caso di criticare così tanto questa nuova possibilità di esprimere maggioranze che potrebbero essere diverse da quelle espresse dagli elettori tempo fa. Se per provarci occorre lavorare (gratis) in agosto… buon lavoro!