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DIETRO LE QUINTE/ Se Renzi (ri)cade nella "trappola" del Pd

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Il rinvio della riforma della scuola, che Renzi ha minimizzato, costituisce invece un campanello d'allarme sulla difficoltà ad affrontare problemi complessi. Ed anche lo scontro durissimo che si è aperto sulla giustizia all'interno della maggioranza costituisce uno scricchiolio preoccupante: rinviare al parlamento temi esplosivi e divisivi come la responsabilità civile dei magistrati e la riforma delle intercettazioni telefoniche significa spostare dentro le aule di Camera e Senato uno scontro che potrebbe protrarsi per un tempo infinito, come già accaduto in passato.

L'inconcludenza è però ciò che Renzi proprio non può permettersi. Più passa il tempo, più ha bisogno di fatti concreti. Dal palco del Meeting di Rimini in rapida successione glielo hanno fatto presente senza tanti giri di parole tanto il numero uno di Fiat-Chrysler, Marchionne, quanto il presidente degli industriali, Squinzi. Sinora il governo ha fatto solo annunci e pochi fatti. Tanto il decreto Poletti sul mercato del lavoro, quanto lo sblocca Italia sono giudicati poco più di un brodino. Squinzi ha pure ribadito di ritenere un errore e uno spreco di risorse gli 80 euro. Va sottolienato che non si tratta di una chiusura, perché allo stesso tempo Squinzi ha fatto sapere a Renzi che gli imprenditori sono pronti a nuovi sacrifici, che non faranno opposizioni corporative a provvedimenti, anche dolorosi, che davvero andassero nella direzione della crescita.

La scommessa d'autunno di Renzi è proprio questa: imprimere una forte accelerazione al processo riformatore. Le sfide da vincere sono tante e portano il nome di legge delega sul mercato del lavoro (noto anche come Jobs Act), riforma della scuola, legge di stabilità, seconda lettura delle riforme costituzionali alla Camera e legge elettorale al Senato.

Tutto si tiene, il versante economico e quello istituzionale. Il peggior nemico del premier rimane la sua maggioranza parlamentare, le fronde, interne ed esterne al suo Pd. Non potranno certo fermarlo, ma rallentarlo sì. Lui invece non può permettersi di perder tempo. Più che con i sindacati (che gli chiedono di evitare solitarie fughe in avanti) Renzi dovrà dimostrare di sapersi imporre ai deputati e senatori che lo sostengono. E il vento nelle vele potrebbe non durare in eterno.

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