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NUOVO SENATO/ Se essere anziani è un disvalore e tutti si devono mascherare da giovani

Con la riforma del Senato che si avvia (forse) all'approvazione, la "Camera Alta" perderà il suo valore storico e maturo, visto l'età minima per votare ed essere senatore. CARLO BELLIENI

(Infophoto) (Infophoto)

Sarebbe un peccato se il Senato tra tanta smania di riforme perdesse la sua caratteristica di “consesso di anziani”. Pochi ricordano che esiste tra i due rami del parlamento questa differenza: gli articoli 56 e 58 della costituzione assegnano una differente età minima per gli elettori atti ad eleggere i deputati dei due rami (18 e 25 anni); ed esiste anche una differente età minima necessaria per esser eletti al senato e alla camera: 40 e 25 anni rispettivamente. Non è roba da poco, perché rispecchia il termine “senato” per la camera alta, cioè quella fatta di persone più mature, cioè “senes”. Sarebbe un peccato perché sancirebbe la perdita di valore delle età più mature che si è mostrata (negativamente) negli ultimi decenni, in cui essere anziani sembra un disvalore e tutti si devono mascherare da giovani. Ma oggi sembra che tutti possano far tutto, che ci si debba omologare in tutto e per tutto indipendentemente da ogni differenza anche di età; e comunque i giovani oggi hanno ben altro peso sociale e spirito dei giovani del ’46. Nel 1946 bastava avere 40 anni per essere “senis” – si aveva una famiglia, un lavoro, nipoti, rapporti sociali ben affermati – e 25 anni per essere adatto ad eleggere un senis. Oggi queste età fanno sorridere: fino a 40 anni (e oltre) sei comunque un “ragazzo” per il parlare comune e guai a parlare di qualcuno come anziano (senis, appunto). Bastavano 21 anni per eleggere un deputato, età in cui in media si faceva famiglia; e 25 anni per eleggere un senatore, età in cui la famiglia già contava uno o più figli e il soggetto-capofamiglia era già stabilmente inserito nel ciclo produttivo e sociale. Oggi a 21 anni c’è chi non ha finito la scuola e a 25 anni forse qualcuno inizia a pensare lontanamente di sposarsi in un futuro ancora da determinare, tanto che in Italia l’età media per fare il primo figlio è di 31 anni per la donna e ben maggiore per l’uomo.