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Politica

PM vs RENZI/ Maddalena: la prima "riforma" della giustizia è la serietà dei politici

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Questo farebbe sì che l'eletto sarebbe il rappresentante non solo della sua corrente ma anche di tutto l'elettorato del suo collegio, a cui dovrebbe "rispondere". E questo attenuerebbe il "vincolo" di appartenenza correntizia. Inoltre la stessa scelta dei candidati sarebbe inevitabilmente costretta ad indirizzarsi verso magistrati conosciuti in loco e professionalmente apprezzati anche dagli appartenenti agli altri gruppi associativi, e quindi il criterio selettivo si orienterebbe più secondo criteri di professionalità che di militanza associativa.

 

È favorevole a una corsia preferenziale per imprese e famiglie che consenta loro di avere giustizia in tempi più rapidi?

In linea di massima, viste le difficoltà economiche che attraversa il paese e la crisi dell'istituto famigliare, mi sembrano scelte accettabili: anche se, seguendo l'apologo di Menenio Agrippa, resto dell'idea che – per rendere nei singoli settori – tutto il sistema debba funzionare in modo accettabile nel suo complesso…

 

Infine, che cosa ne pensa dei disincentivi al ricorso al contenzioso?

Forse non si poteva e non si può fare diversamente: ma certo mi lascia molto perplesso un sistema che, per sopravvivere, si affida agli avvocati perché facciano i giudici (penso a chi si troverà assistito dall'avvocato molto più debole e magari sprovveduto senza l'intervento di un giudice equilibratore); e ciò nello stesso tempo in cui, con la richiesta di separazione delle carriere, si vogliono trasformare i pubblici ministeri (che sono culturalmente giudici) in avvocati (dell'accusa). Mah?!

 

Secondo lei, con l'uscita di Berlusconi dalla politica, il patto del Nazareno e il governo della nuova classe dirigente Pd, siamo o stiamo finalmente uscendo dal conflitto politica/giustizia che ha segnato l'Italia per 20 anni?

Credo che una certa tensione tra politica e giustizia sia fisiologica, sia pure nel rispetto dei rispettivi ruoli. Certamente un raffreddamento del clima (conseguente anche al minor rilievo che hanno le  vicende giudiziarie di Berlusconi, non essendo lui più il presidente del Consiglio) non può che giovare al recupero di un rapporto corretto e di un dialogo tra le istituzioni e questo può  giovare a trovare delle soluzioni condivise ad alcuni dei problemi che affliggono il mondo della giustizia e anche quello della politica.

 

...ma?

Resta il dato di fatto che i politici non debbono concepire le riforme in funzione di loro sottrazione al controllo di legalità della magistratura ed i magistrati non debbono mai né agire né dar l'apparenza di agire per finalità politiche. Perché questo mina, quanto meno, la loro apparenza di imparzialità che è l'unica giustificazione della loro (sacrosanta) indipendenza.

 

L'Associazione nazionale magistrati ha rivolto critiche molto aspre alla riforma Renzi-Orlando. Le condivide?

In linea di massima, e salvo quel che ho sopra detto, condivido le critiche dell'Associazione. Aggiungo però che trovo assolutamente inaccettabile che si continui a legiferare, e per di più in una materia così delicata, per decreto-legge e con una interlocuzione urbi et orbi di per sé non condannabile e anche apprezzabile, ma purché fosse seguita da un serio confronto e da un serio e approfondito dibattito sui temi in discussione, che paiono invece essere affrontati e risolti più a suon di  slogan e battute pubblicitarie che non "passo dopo passo" (da montanaro). Spero che il tempo consenta al ministro Orlando (che personalmente dà certo prova di buona volontà, di capacità di ascolto e di raziocinio) di correggere il tiro.

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