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Politica

DIETRO LE QUINTE/ Cosa nascondono i silenzi di Berlusconi?

Silvio Berlusconi (Infophoto)Silvio Berlusconi (Infophoto)

Davanti a Berlusconi si aprono sostanzialmente due strade. La prima è quella dell'acquiescenza a Renzi, giocando il doppio binario dell'accordo sulle riforme e dell'opposizione costruttiva sul resto. È lo scenario in cui l'ex Cavaliere è (o s'illude) di rimanere determinante per le sorti del paese. Di lotta e di governo insieme, come dimostra la delegazione delle forze dell'ordine ricevuta a Palazzo Grazioli nei giorni caldi dello scontro con l'esecutivo sul blocco degli stipendi del pubblico impiego. O come potrebbe dimostrare un nuovo incontro con il premier per aggiornare il patto del Nazareno.

Illudersi però di non pagare il prezzo in termini di consenso di scelte economiche dolorose è però velleitario. In più, la maggioranza renziana, per quanto recalcitrante e raccogliticcia, ha una piena autonomia dal punto di vista dei numeri, e il premier intende sfruttarla sino in fondo, ricorrendo al "soccorso azzurro" solo in casi davvero eccezionali. Dunque, il ruolo border line è difficile da sopportare nel lungo periodo (il nervosismo di Fitto lo dimostra), e rischia di non portare un solo voto in più, anzi di farne perdere.

La seconda strada è quella difficile della ricostituzione di uno schieramento moderato competitivo. Una strada che potrebbe comportare sacrifici personali pesanti a Berlusconi, sino alla necessità di passare la mano. A Marina, a Fitto, a chi sarà poco importa, il nodo è un passo indietro ad oggi poco probabile. In più si tratta di una strada in antitesi con la precedente, anche se Udc e Ncd pretendono di discutere di alleanze future solo con una Forza Italia che rientra nella maggioranza di governo e ne condivide le fatiche, tagliando fuori Lega Nord e Fratelli d'Italia. Al contrario, con Salvini e Meloni per Berlusconi sarebbe assai più facile ricucire collocandosi all'opposizione, senza se e senza ma.

Oggi di fatto il centrodestra non esiste più e lo scenario più plausibile è di andare in ordine sparso ai prossimi appuntamenti elettorali. Ma la decisione finale non potrà che essere dello stesso Berlusconi, a meno che il vulcano Forza Italia, che fuma da mesi, non entri improvvisamente in fase eruttiva.

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COMMENTI
16/09/2014 - Provo a rispondere alla domanda (luisella martin)

Molti sono i tipi di silenzi: alcuni buoni, altri cattivi, altri indifferenti e meditativi e ancora interrogativi, dubitativi, eccetera eccetera. Al posto di Berlusconi (che ha nominato uno che parli in sua vece, nell'attesa di decidere cosa dire) starei zitto per cercare di risanare le ferite subite durante gli ultimi venti anni: non sono poche! Qualora le fede in Dio di Silvio sia così grande da riuscire ad alleviare i dolori sopportati (tradimento della moglie, di Fini, di molti in Forza Italia, morte della mamma, del suo padre spirituale…) rimane per lui la constatazione del fallimento della politica in Italia, un fallimento che hanno tentato inutilmente di attribuire a lui. Tocca cambiare. Così non si può andare avanti. Basterà la rete di Grillo? Come essere una valida alternativa a Grillo? Queste, secondo me, sono le domande che si pone silenziosamente Silvio (e a chi raccontarle senza scatenare un putiferio?) alle quali si aggiunge la domanda se vale la pena a 77 anni lottare per un mondo migliore. Direi a Silvio di continuare a lottare silenziosamente, sperando che i veri giovani - anche centenari - lottino silenziosamente con lui - mai contro - per un'Italia rispettabile. Io tento di farlo! Forse è arrivato per tutti il tempo di pensare, prima di parlare...