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DIETRO LE QUINTE/ Cosa nascondono i silenzi di Berlusconi?

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Silvio Berlusconi (Infophoto)  Silvio Berlusconi (Infophoto)

"Perché tace? perché non interviene e riporta un po' di chiarezza?". La domanda i forzisti di rango che non fanno parte del cerchio magico arcoriano se la ripetono con sempre maggiore frequenza. Che fine ha fatto Berlusconi? La sua creatura politica è in difficoltà, e lui se ne disinteressa.

È davvero difficile capire cosa passi per la testa del leader del centrodestra. Alcuni che lo hanno incontrato recentemente lo descrivono come sempre più disinteressato rispetto alla gestione quotidiana della polemica politica e delle relative strategie parlamentari e comunicative. Qualcuno si spinge a ipotizzarne un lento crepuscolo. L'unico dato certo è però la sua ostinata volontà di non farsi da parte, nonostante i suoi 77 anni. E nonostante la sua testardaggine a rimanere in campo rischi di trasformarlo in una sorta di tappo che impedisce il rinnovamento e la rifondazione dell'intera area del centrodestra italiana. 

Il problema di ricostituire un credibile schieramento dei moderati si porrà nel medio termine, a partire dalle regionali d'autunno (Emilia e Calabria), e poi dal turno amministrativo di primavera. Nell'immediato però i maggiori grattacapi rischiano di venire a Berlusconi dal suo stesso partito, che sembra sempre più una pentola a pressione, dove la pressione sale, senza trovare sfogo. La polemica fra Raffaele Fitto e Maria Rosaria Rossi è emblematica. Lei è una delle poche depositarie del volere del Capo, lui è uno dei pochi depositari di voti suoi, e non legati fideisticamente alla figura dell'ex Cavaliere, come provano i 283mila voti alle ultime europee. 

L'ex enfant prodige della politica pugliese non arretra di un millimetro, e continua a porre il solito nodo politico, se cioè Forza Italia si colloca o no all'opposizione delle scelte politiche del governo. Insiste dall'interno Fitto, dall'interno di un partito da cui non ha alcuna intenzione di andarsene e a cui chiede di scegliere con le primarie i candidati per i futuri appuntamenti elettorali. La sua convinzione è che il partito debba farsi trovare pronto per ogni evenienza, anche per le elezioni politiche anticipate, eventualità che comincia ad aleggiare con sempre maggiore insistenza nei corridoi dei palazzi romani. Un discorso lineare che equivale a dire che oggi per quelle scadenze Forza Italia non è assolutamente preparata. 

Il caso dei componenti di nomina parlamentare della Corte costituzionale e del Consiglio superiore della magistratura costituisce l'altra prova del caos che regna dentro il partito azzurro. È opinione comune che il nome di Antonio Catricalà, tanto caro a Gianni Letta, sia stato affondato dal fuoco amico. Un mezzo disastro: giovedì scorso nel transatlantico di Montecitorio non si capiva più chi trattasse a nome dei berlusconiani. Il risultato più probabile sarà che gli azzurri cambieranno cavallo (Donato Bruno al posto di Catricalà) e i democratici no (Luciano Violante), nonostante Paolo Romani si sbracci a sostenere che si deve ripartire da zero con un nuovo accordo. Se andrà così, si tratterà di una rovinosa sconfitta. 


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COMMENTI
16/09/2014 - Provo a rispondere alla domanda (luisella martin)

Molti sono i tipi di silenzi: alcuni buoni, altri cattivi, altri indifferenti e meditativi e ancora interrogativi, dubitativi, eccetera eccetera. Al posto di Berlusconi (che ha nominato uno che parli in sua vece, nell'attesa di decidere cosa dire) starei zitto per cercare di risanare le ferite subite durante gli ultimi venti anni: non sono poche! Qualora le fede in Dio di Silvio sia così grande da riuscire ad alleviare i dolori sopportati (tradimento della moglie, di Fini, di molti in Forza Italia, morte della mamma, del suo padre spirituale…) rimane per lui la constatazione del fallimento della politica in Italia, un fallimento che hanno tentato inutilmente di attribuire a lui. Tocca cambiare. Così non si può andare avanti. Basterà la rete di Grillo? Come essere una valida alternativa a Grillo? Queste, secondo me, sono le domande che si pone silenziosamente Silvio (e a chi raccontarle senza scatenare un putiferio?) alle quali si aggiunge la domanda se vale la pena a 77 anni lottare per un mondo migliore. Direi a Silvio di continuare a lottare silenziosamente, sperando che i veri giovani - anche centenari - lottino silenziosamente con lui - mai contro - per un'Italia rispettabile. Io tento di farlo! Forse è arrivato per tutti il tempo di pensare, prima di parlare...