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SCENARIO/ I fantasmi di Goria e Letta "spingono" Renzi al voto

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

La domanda allora è: la conosce Matteo Renzi? Possibile che non si renda conto il premier che per far passare il Jobs act un minimo di collaborazione ci vuole dai sindacati e il modo peggiore è andare ad attaccarli sui permessi sindacali, alla stregua di fannulloni? Lo stesso dicasi su un altro tabù come la riforma della giustizia, altro ostacolo insormontabile per decenni e decenni che Renzi si ripropone di superare. Possibile, anche qui, che il premier non si renda conto che per riuscire lui dove tutti gli altri hanno fallito un dialogo con i magistrati vada stabilito e il modo peggiore sia dare anche a loro dei fannulloni con la vicenda delle ferie da tagliare? Il discorso si potrebbe allargare all’Europa che ci ricorda le riforme e i tagli solo annunciati, nonché il livello bassissimo di utilizzo dei fondi, ma a Renzi non è mancato il coraggio di attaccare i santuari inviolabili della Ue che lui stesso presiede, chiedendo conto, ad esempio, dei 300 miliardi in investimenti promessi dal neo-presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. A Bari Renzi non ha dato alcun segnale di arretramento definendosi «allenatore di una squadra di giocatori forti che però non si parlano», rilanciando: «Ma l'allenatore ha la testa dura e, soprattutto, sugli spalti c'è gente che tifa perché quella squadra vinca».

Qui forse, allora, troviamo la risposta. Il premier si rende conto eccome delle difficoltà politiche o istituzionali che ha di fronte ma non ci sta, evidentemente, a fare la fine di Letta o Goria. Cosicché al posto di indietreggiare, avanza, al posto di mediare, sfida. Perché, da uomo che prima che a Palazzo Chigi sa governare sui social network, sa che queste battaglie lo rafforzano nella pubblica opinione. E sa che queste invettive a supporto delle sue proposte politiche tanto sono considerate lesa maestà dai destinatari quanto sono comprese e sostenute dalla gente comune.

Resta solo un dubbio, irrisolto. Questo innalzamento della posta in gioco per non finire logorato come Letta e Goria ha, alla fine, l’obiettivo di cambiare davvero le cose, o di andare al più presto al voto al grido di: «Io volevo cambiare ma questi signori me lo hanno impedito»? Lo scopriremo solo vivendo, ma un’idea ce la siamo fatta anche noi.

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COMMENTI
17/09/2014 - Passato, presente e futuro (luisella martin)

Mi congratulo per la lucidità e l'equilibrio dell'articolo e per lo sguardo profetico del commento. Difficile credere che vi possa essere un futuro per chi nel passato ha presunto così tanto da sè stesso da scalzare un fratello per prenderne il posto! Abbiamo "dovuto" credere nel giovane e simpatico Matteo perché non avevamo alternative, ma fin dalle prime battute sapevamo che le sue erano solo promesse, parole al vento; nel concreto: se mio marito fosse morto quando c'era Letta avrei una pensione di reversibilità più consistente!Questa é la mia considerazione per il presente! Affidiamo l'Italia al Signore pregando come fece Abramo quando tentò di salvare Sodoma, ma noi proseguiamo le trattative da cinquanta, a venti, a dieci giusti fino a cinque, quattro, tre, due, "Uno"...Perché, a differenza di Abramo noi abbiamo Cristo!

 
15/09/2014 - Come andrà a finire? (Luigi PATRINI)

Non so se la preghiera citata sia di Niebuhr; ricordo che già nelle celebrazioni pre-conciliari di inizio anni 60 mons. Giussani ce ne faceva recitare una molto simile che mi risulta essere di Sr. Thomas More, proclamato Patrono dei Politici cristiani da Papa Giovanni Paolo II nel 2000. La preghiera diceva: ”Donami Signore la forza di cambiare le cose che posso cambiare, dammi la pazienza per sopportare quelle che non posso cambiare, donami infine l’intelligenza per capire quali sono le prime e quali le seconde”. E’ una preghiera decisiva per il giusto “realismo” che deve avere ogni uomo, ma soprattutto chi fa politica attiva. Temo anch’io – come tanti – che Renzi approfitti del credito mediatico che ha ancora (ma fino a quando? Tale credito arriva in fretta, ma in fretta anche se ne va) per tentare l’azzardo di elezioni anticipate, motivandole con il fatto di aver trovato troppi intoppi da parte di alleati e compagni di partito (ma non erano le stesse scuse di Berlusconi che accusava Casini e Fini di “frenarlo”?!). Nuove elezioni, ma con quale legge elettorale? Quella implicita della Consulta, proporzionale e con scelta dei candidati? Ottimo se fosse così! Siamo sull’orlo di un baratro… ma più che la paura prevale in me la curiosità: quali astuzie inventerà il Signore della Storia per tirarci fuori dai casini in cui ci siamo cacciati? Già una simpatica astuzia è quella per cui ci fa confidare ancora nella saggezza di un “antico” stalinista come Napolitano!