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Politica

SCENARIO/ I fantasmi di Goria e Letta "spingono" Renzi al voto

Trascorso lo stesso tempo che era stato concesso a Enrico Letta, cosa ha fatto di più Matteo Renzi? Si rende conto delle difficoltà sempre più gravi, ma rilancia la posta. ANGELO PICARIELLO

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Matteo Renzi, passato lo stesso tempo che era stato concesso a Enrico Letta, non ha portato a casa di più, forse meno anzi. Certo, se gli sarà concesso altro tempo potrà fare molto di più, ma le incognite che si addensano sono tante. Tutti gli osservatori si interrogano su una presunta crisi già in atto del renzismo, ovvero la mentalità vincente applicata alla coalizione perdente per antonomasia. Ma la verità è che sono tutti increduli, col giudizio sospeso: non sembra possibile che il Pd abbia partorito una figura così avulsa dal politically correct e così distante dal vissuto e dagli organigrammi dell’ex Pci. Ed essendo chiaro a tutti che guardare indietro è impensabile quanto improponibile, resta la curiosità da parte di tutti di capire se davvero può essere questo il modo per guardare avanti. Curiosità che si trasforma in trepidazione, visto lo stato in cui versa il Paese in piena stagnazione.

Restando nel dubbio tutti, per provare a capire che cosa ci aspetta bisogna capire innanzitutto se un disegno c’è l’ha almeno il protagonista. In altre parole di fronte allo smarrimento per grandi cambiamenti preconizzati di cui non si vede alcun anticipo se non gli spiccioli degli 80 euro (una contrapposizione che sembra richiamare la dicotomia fra rivoluzione marxista e socialismo reale), dobbiamo provare a intercettare la strategia del premier.

Il discorso sfugge di mano perché siamo abituati a porci le domande in un quadro istituzionale e politico dato. Ognuno può affermare che bisognerebbe riformare in profondità l’Italia e l’Europa, andando contro i potentati dell’una e dell’altra, ma una volta prese in mano le redini del Paese la strategia di solito è parametrata ai risultati che si ritiene realisticamente raggiungibili, con l’ausilio del gramsciano ottimismo della volontà.

C’è una preghiera nota ad ogni politico ad alto o basso livello che si cimenta con l’impossibilità di cambiare il mondo. La citò a un congresso democristiano un premier giovanissimo per i canoni dell’epoca, Giovanni Goria, che non a caso durò pochissimo come presidente del Consiglio e che lamentò con l’allora segretario della Dc Ciriaco De Mita di non esser stato nemmeno menzionato. «God, grant me the serenity to accept the things I cannot change, courage to change the things I can, and wisdom to know the difference». «Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso, e la saggezza per conoscerne la differenza». Attribuita al teologo protestante americano Reinhold Niebuhr, si chiama “preghiera della serenità”, e certamente la conosce uno sereno come Enrico Letta invitato a rimanere tale dal successore anche poco prima di essere velocemente defenestrato, un po’ come Goria.


COMMENTI
17/09/2014 - Passato, presente e futuro (luisella martin)

Mi congratulo per la lucidità e l'equilibrio dell'articolo e per lo sguardo profetico del commento. Difficile credere che vi possa essere un futuro per chi nel passato ha presunto così tanto da sè stesso da scalzare un fratello per prenderne il posto! Abbiamo "dovuto" credere nel giovane e simpatico Matteo perché non avevamo alternative, ma fin dalle prime battute sapevamo che le sue erano solo promesse, parole al vento; nel concreto: se mio marito fosse morto quando c'era Letta avrei una pensione di reversibilità più consistente!Questa é la mia considerazione per il presente! Affidiamo l'Italia al Signore pregando come fece Abramo quando tentò di salvare Sodoma, ma noi proseguiamo le trattative da cinquanta, a venti, a dieci giusti fino a cinque, quattro, tre, due, "Uno"...Perché, a differenza di Abramo noi abbiamo Cristo!

 
15/09/2014 - Come andrà a finire? (Luigi PATRINI)

Non so se la preghiera citata sia di Niebuhr; ricordo che già nelle celebrazioni pre-conciliari di inizio anni 60 mons. Giussani ce ne faceva recitare una molto simile che mi risulta essere di Sr. Thomas More, proclamato Patrono dei Politici cristiani da Papa Giovanni Paolo II nel 2000. La preghiera diceva: ”Donami Signore la forza di cambiare le cose che posso cambiare, dammi la pazienza per sopportare quelle che non posso cambiare, donami infine l’intelligenza per capire quali sono le prime e quali le seconde”. E’ una preghiera decisiva per il giusto “realismo” che deve avere ogni uomo, ma soprattutto chi fa politica attiva. Temo anch’io – come tanti – che Renzi approfitti del credito mediatico che ha ancora (ma fino a quando? Tale credito arriva in fretta, ma in fretta anche se ne va) per tentare l’azzardo di elezioni anticipate, motivandole con il fatto di aver trovato troppi intoppi da parte di alleati e compagni di partito (ma non erano le stesse scuse di Berlusconi che accusava Casini e Fini di “frenarlo”?!). Nuove elezioni, ma con quale legge elettorale? Quella implicita della Consulta, proporzionale e con scelta dei candidati? Ottimo se fosse così! Siamo sull’orlo di un baratro… ma più che la paura prevale in me la curiosità: quali astuzie inventerà il Signore della Storia per tirarci fuori dai casini in cui ci siamo cacciati? Già una simpatica astuzia è quella per cui ci fa confidare ancora nella saggezza di un “antico” stalinista come Napolitano!