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Politica

DIETRO LE QUINTE/ Consulta e Csm, il "ricatto" dei franchi tiratori a Renzi e B.

L'undicesima votazione per i due giudici della Corte costituzionale di competenza parlamentare è stata l'ennesima fumata nera. Il Nazareno terrà? ANSELMO DEL DUCA

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Il più impertinente è stato Pippo Civati che a caldo si è fatto scappare un birichino "il Nazareno piange". L'undicesima votazione per i due giudici della Corte costituzionale di competenza parlamentare è stata l'ennesima fumata nera, anche se l'asticella si è avvicinata. 530 voti per il forzista Donato Bruno e appena uno in meno per il democratico Luciano Violante. 

Imperativo categorico insistere su questo ticket. Lo assicurano tanto da casa democratica quanto dal partito azzurro. Ne va della tenuta stessa del patto del Nazareno. È vero che ai due candidati sono mancati solo 40 voti per varcare la soglia fatidica delle 570 preferenze necessarie per l'elezione, ma un nuovo flop, anche per una manciata di voti, imporrebbe un ripensamento delle candidature. E a quel punto il patto Renzi Berlusconi avrebbe bisogno ben più di una semplice registratina.

Anche i voti per il Consiglio superiore della magistratura dimostrano che c'è qualcosa che non va: passano l'asticella di strettissima misura l'azzurra Elisabetta Alberti Casellati, la democratica Teresa Bene e Renato Balduzzi, presidente reggente di Scelta Civica. Al palo, a una settantina di voti dal traguardo, l'altro berlusconiano Luigi Vitali, sotto scacco per via di due inchieste giudiziarie su di lui (oltre al candidato grillino).

Tutti segni che vi sono scricchiolii uguali e contrari, quasi speculari dentro Pd e Forza Italia. Renzi si gioca molto con l'allargamento della segreteria, deve convincere le minoranze, che costituiscono il grosso dei gruppi parlamentari, a seguirlo con maggior convinzione, facendo meno i capricci. Berlusconi, per parte sua,  ha assoluta necessità di dimostrare che conserva il controllo sul suo partito, e se dovesse cambiare per la seconda volta candidato dovrebbe segnare una sconfitta netta. Già ha accettato con riluttanza il passaggio da Antonio Catricalà a Donato Bruno, se non dovesse passare si porrebbe un concreto problema di agibilità politica non per sé, ma per il suo partito, che già potrebbe dover abbandonare la candidatura di Vitali al Csm.

Un nuovo incontro con Renzi, di cui si parla da settimane, si fa sempre più urgente per fare il punto sulle convergenze possibili. Il momento della verità per le riforme costituzionali alla Camera e la legge elettorale al Senato è ormai giunto e servono intese sulle modifiche possibili con il consenso di entrambi. Il filo del patto del Nazareno è esile, e potrebbe finire per spezzarsi in qualsiasi momento, anche se questa non è la volontà di nessuno dei due contraenti.

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