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Politica

ITALIA & POTERI FORTI/ Formica: basta prese in giro, è l'Ue che decide non Renzi

Per RINO FORMICA, il premier è ben consapevole che non è in condizione di poter decidere. Dice: Rispettiamo i vincoli ma decidiamo noi, ma i vincoli non li ha decisi il premier

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Renzi non si limiti agli annunci ma passi dalle parole ai fatti. E’ l’invito del super commissario Ue agli Affari economici, il finlandese Jyrki Katainen, che ha rimarcato: “L’Italia ha un’agenda di riforme molto ambiziosa. Se tutte le cose che ha in programma di fare verranno implementate posso immaginare che l’economia avrà un forte impulso reale”. E ha poi aggiunto Katainen: “Molti Paesi stanno pianificando riforme, è della massima importanza, ma bisogna attuarle perché se hai la prescrizione e le medicine, ma non le prendi, non aiuta”. Ne abbiamo parlato con Rino Formica, ex ministro delle Finanze e del Lavoro.

Renzi continua a ripetere che sulle riforme decide lui e non l’Unione Europea. E’ un bene o un male?

Renzi è ben consapevole che non è in condizione di poter decidere. Nelle sue parole c’è un’affermazione di ossequio, dando a intendere nello stesso tempo che è un “ribelle”: insomma un vero e proprio paradosso. Le decisioni di chi comanda in Europa sono segnate con dei vincoli. Renzi dice: “Rispettiamo i vincoli, ma decidiamo noi”. L’inganno è nel fatto che i vincoli non li ha decisi il premier, né li deciderà in futuro, e le sue parole sono quindi soltanto una presa in giro.

Secondo Standard & Poor’s, uno dei tre fattori per cui l’Eurozona fatica a intraprendere il percorso della ripresa è che “le sofferenze dell’Italia sono diventate più pronunciate”. Non le sembra eccessivo attribuire al nostro Paese la responsabilità per i problemi di tutta l’area euro?

In una situazione come quella attuale, viviamo in una globalità che ci integra, e contemporaneamente in una specificità che ci isola. Quindi in questo sforzo di equilibrio quotidiano che bisogna fare tra globalità integrante e località isolante, non c’è mai una responsabilità unica ma sempre complessiva. Il problema è che i governanti non sono nelle condizioni di poter distinguere ciò che è globale da ciò che è locale. E’ questo il punto delicato di distinzione nel governare oggi rispetto al governare di ieri. Il governare di ieri era più statuale che globale, oggi è esattamente il contrario. Conciliare il locale sul quale vi è un potere di decisione con un globale dove il potere di decisione statuale è quasi irrilevante, è il compito difficile del governare di oggi che naturalmente non richiede degli atleti della parola, ma degli atleti dell’ingegno. Oggi chi ci governa è soltanto un atleta della parola.

L’Ocse ha tagliato pesantemente le stime di crescita dell’Italia per il 2014 e il 2015. E’ un modo per scaricare Renzi a livello internazionale?