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CAOS PD/ Fassina: Jobs Act e segreteria, Renzi ha "colonizzato" il partito

Pubblicazione:venerdì 19 settembre 2014

Stefano Fassina (Infophoto) Stefano Fassina (Infophoto)

Pd diviso dalla proposta di superare l’articolo 18. Da un lato i vicesegretari Guerini e Serracchiani che chiedono una sintesi all’interno del partito, dall’altra il presidente Orfini che reclama “modifiche importanti” criticando duramente l’emendamento al Jobs Act. La commissione Lavoro di Palazzo Madama ha approvato la delega al Lavoro, ma non si può certo dire che per il Pd sia stato un passaggio incruento. Il deputato del PdStefano Fassina è arrivato a scrivere su Twitter: “Renzi dice no a un diritto del lavoro di serie A e B. Propone che tutte le lavoratrici e i lavoratori vadano in serie C”. A stretto giro la replica tagliente del sindaco renziano di Firenze, Dario Nardella: “In merito alla riforma del lavoro penso che Fassina usi argomenti semplificati perché serve a lui nel quadro dello scontro interno del Partito democratico”.

 

Onorevole Fassina, che cosa risponde alle critiche di Nardella?

Gli argomenti che uso sono gli stessi che abbiamo usato in questi anni, e sono propri di chi non vuole continuare a gravare le condizioni di precarietà dei lavoratori bensì a contrastarle. Purtroppo l’emendamento del governo invece sposa la linea opposta, quella cioè delle destre europee portata avanti da Berlusconi, e che va quindi contestata.

 

Ha ragione quindi Sacconi a esultare e a dire che ha prevalso la linea del suo partito?

Sì, su questo ha ragione Sacconi. Sotto il governo Monti, in condizioni estremamente più difficili di quelle attuali e con lo spread a livelli molto elevati, il Pd è riuscito a fare un compromesso sul lavoro nonostante le pressioni di Bruxelles non fossero certo meno intense di oggi. Con il Jobs Act si afferma invece la linea della svalutazione del lavoro, colpendo lavoratori e precari e aggravando la recessione e la disoccupazione.

 

Nello specifico che cosa non le piace dell’emendamento del governo?

Avremmo dovuto introdurre un contratto a tutele crescenti che dopo tre anni consentisse di tutelare il lavoratore contro i licenziamenti ingiusti. Avevamo previsto di disboscare la giungla dei contratti precari, coprendoli con un’indennità di disoccupazione opportunamente finanziata. Invece la giungla dei contratti precari rimane e non c’è traccia di risorse aggiuntive per coprirli. L’unico intervento che si fa va a eliminare quel residuo di tutela contro i licenziamenti ingiusti.

 

Il ministro Poletti ha detto che ora la palla passa al Parlamento. Che cosa prevede che accadrà?


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COMMENTI
19/09/2014 - Mentalità arcaiche (Giovanni Menegatti)

Il sottoscritto pur essendo stato sindacalista ancora negli anni 60 proprio quando venne discusso e scritto e approvato lo statuto dei lavoratori dal compagno Brodolini, adesso ritengo che sia ora anche passata di cambiare. Oggi non ce piu L'anti sindacato perchè fra poco non ci saranno neanche piu lavoratori iscritti al sindacato, ci saranno solo i lavoratori del pubblico impiego e pensionati iscritti. Oggi bisogna tutelare chi è piu debole e che non trova lavoro con meno regole, perchè noi assomigliamo piu all'ex unione sovietica per burocrazia sul lavoro, mi sembra che anche Fassina è conservatore come i sindacalisti della Fiom