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DIETRO LE QUINTE/ Nel Pd c'è un anti-Renzi che vuole la sua testa

Pubblicazione:martedì 2 settembre 2014

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Le vacanze sono un periodo fantastico, capace di rigenerare corpo e mente e persino di aiutare a mettere a fuoco meglio la realtà che si ha di fronte normalmente. Quest’anno ho avuto la fortuna di trascorrerle fuori dall’Italia e pare non sia stata una scelta sbagliata visto il maltempo. Ma al di là di condizioni meteo più favorevoli, ho avuto occasione di raccogliere delle informazioni molto utili proprio sul Bel Paese. Non so se ciò fosse dovuto alla lontananza geografica, ma più che le dichiarazioni del premier Renzi ho potuto notare quelle di un esponente politico del suo stesso partito che sembra volergli fare le scarpe.

Una vera e propria pena del contrappasso per un presidente del Consiglio che tra l’altro ama citare spesso Dante: dopo aver fatto cadere il Governo Letta a circa 10 mesi dal suo insediamento, ora si trova con un nemico in casa quando lui è a palazzo Chigi da poco più di 6 mesi. Ma tant’è, certe parole sono inequivocabili e a quanto pare sarebbe state causate dall’ennesimo “cambio in corsa” del premier sul fronte delle riforme.

Se a fine giugno aveva infatti detto che il 1° luglio sarebbe partito un ampio programma di “ristrutturazione” del Paese (fisco, Pa, agricoltura, welfare, ecc.) che avrebbe richiesto 1000 giorni per la sua attuazione (nonostante a marzo l’agenda del Premier parlasse di 100 giorni), dopo circa due mesi Renzi ha fatto sapere che il “calcio d’inizio dei mille giorni che cambieranno il Paese” è avvenuto appena ieri.

E cosa avrebbe detto questo “avversario interno” di Renzi che sembra essere sconosciuto in patria? Vediamo subito. “Se il presidente del Consiglio dei ministri ritiene che le cose stanno andando bene come stanno andando, che vada avanti”. Il problema è che questo membro del Pd crede che il suo partito si sia dato un compito preciso, specialmente dopo la vittoria dell’ex sindaco di Firenze alle primarie: “Che avremmo tentato di far di tutto per accelerare la questione delle riforme, per impostare un ragionamento sul lavoro e sulla scuola”.

E su questi temi, in realtà, non si è andati al di là del decreto Poletti e a qualche dichiarazione del ministro Giannini o alla promessa di assumere i precari della scuola. Tutto rimandato a dopo l’estate, durante la quale si è trovato solo il tempo di parlare di articolo 18 e di riscrittura dello Statuto dei lavoratori. “Io non credo - ha spiegato il nuovo anti-Renzi - che il problema del lavoro in Italia siano semplicemente le regole dei contratti o l’articolo 18. Ma la burocrazia, il fisco, le infrastrutture tradizionali e digitali e anche la mancanza di una prospettiva, di una visione capace di dare serenità alle famiglie e alle imprese”.


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