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SCENARIO/ Giannino: Renzi deve "scegliere" tra Poletti e Alfano

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Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti (Infophoto)  Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti (Infophoto)

Oggi il Jobs Act ritorna in commissione Lavoro al Senato per l’esame della legge delega. A dividere la maggioranza è soprattutto il nodo dell’articolo 18, rispetto a cui sono sul tavolo due proposte di legge contrastanti. Da un lato si schierano Nuovo Centro Destra, Scelta Civica, Popolari per l’Italia e Svp, che chiedono di sostituire l’obbligo di reintegro con l’indennizzo economico anche dopo i tre anni di prova previsti dal contratto a tutele crescenti. Dall’altra il Pd chiede invece che al termine dei tre anni “di prova”, il datore di lavoro debba scegliere se assumere il dipendente. In caso positivo, a quel punto varranno le tutele dell’articolo 18 rimaste in piedi dopo la riforma Fornero. Abbiamo chiesto a Oscar Giannino, giornalista economico, di spiegarci qual è la vera posta in gioco di questa partita.

 

Giannino, quali sono le vere sfide per quanto riguarda il Jobs Act?

Quella sul lavoro è, di tutte le riforme in campo in questo momento, la sfida più importante. Da questo punto di vista è essenziale che il contratto di inserimento a tutele crescenti non sia concepito come qualcosa che tenda a sostituire né i contratti a tempo determinato né l’apprendistato. Gli effetti che possono derivare sull’economia dal contratto a tutele crescenti sono molto più rilevanti di qualunque modifica sull’articolo 18.

 

Lei ritiene che si debbano privilegiare i contratti a tempo indeterminato rispetto a quelli a termine?

L’esperienza di questi anni, dalla riforma Fornero in poi, documenta che voler imporre alle imprese in modo dirigistico il rafforzamento della componente a tempo indeterminato è qualcosa che non funziona. In un quadro di domanda e di bassi investimenti le imprese non ragionano in questi termini. Abbiamo quindi bisogno di fare coesistere il contratto a tutele crescenti con la svolta di flessibilità introdotta dal decreto Poletti, senza fornire un segnale contrastante. Negli ultimi anni l’80% delle nuove assunzioni è avvenuto con contratti a tempo determinato, anche se oltre l’80% dello stock dei 16 milioni di dipendenti in Italia sono a tempo indeterminato.

 

Qual è quindi il vero nodo da sciogliere?

La vera emergenza non riguarda tutti i lavoratori, bensì le giovani generazioni che abbiamo lasciato solo con il tempo determinato, per i quali la risposta è appunto il contratto a tutele crescenti. L’apprendistato, anche dopo la riforma Poletti, stenta ad avere il rilievo che meriterebbe come canale prioritario per l’inserimento nelle aziende in affiancamento a una buona riforma dell’istruzione secondaria superiore tecnica.

 

Lei è a favore di un’abolizione dell’articolo 18?


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COMMENTI
04/09/2014 - La "scelta" di Renzi (Giuseppe Crippa)

Se Poletti fosse libero di fare quello che pensa, avremmo l’abolizione dell’Art. 18 domani mattina. Purtroppo Renzi non gli può dare via libera perché rischierebbe di perdere quasi mezzo partito (bersaniani, civatiani, fassiniani ecc.) Quanto ad Alfano, le cui competenze sia in ambito economico che giuslavoristico non sono esattamente eccelse, sarebbe bene non intervenisse su questi temi per non dare ulteriori argomenti alle sinistre.