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ETEROLOGA/ I "sogni" di Vendola fanno ridere i giudici

Sull'eterologa regna il caos. Le Regioni hanno approvato delle linee guida con le quali credono di dare attuazione alla sentenza della Consulta, ma si sbagliano. ALBERTO GAMBINO

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Fanno discutere le linee guida sulla fecondazione eterologa, approvate mercoledì all'unanimità dalla Conferenza delle Regioni. Una decisione con la quale le Regioni hanno voluto dare seguito alla sentenza della Corte costituzionale del 9 aprile scorso che ha eliminato il divieto alla fecondazione eterologa. Senza una disciplina nazionale in merito, tuttavia, spiega l'avvocato Alberto Gambino, "nella materia vigerà il caos, potendoci essere decisioni giurisprudenziali differenti sui temi delicatissimi dell'anonimato dei donatori, dei contenuti da inserire nelle dichiarazioni del cosiddetto consenso informato, dei diritti di chi nasce, delle prerogative dei donatori e delle coppie che accedono a queste tecniche".

Professor Gambino, "le Regioni semplicemente applicano una sentenza della Corte costituzionale che cancella il divieto di ricorso all'eterologa per la fecondazione assistita". Lo ha detto Nichi Vendola.

Intanto occorre sottolineare che le sentenze della Corte costituzionale non sono testi "da applicare", ma decisioni che eliminano dalle leggi le parti ritenute incostituzionali. E' la legge, senza più la parte censurata, che dunque deve essere applicata. Le Regioni, perciò, devono applicare la legge 40 sulla fecondazione artificiale, come modificata dalla Corte; ma l'attuale legge 40 nulla dice in ordine al tema della fecondazione cosiddetta eterologa, cioè con un donatore esterno alla coppia. Infatti la Consulta si è limitata ad espungere il divieto, mentre non ha potuto dettare una disciplina specifica, che è invece compito del legislatore. Probabilmente il governatore Nichi Vendola intendeva dire che le Regioni possono "organizzare" le prestazioni sanitarie relative all'eterologa avendo la Corte eliminato il divieto, ma il punto è proprio questo: in che modo? E assegnando quali garanzie ai donatori? E quali diritti alla coppia ricevente e soprattutto a chi nasce? Sono questi i contenuti cruciali su cui né la Corte costituzionale, né l'attuale legge 40 danno risposte.

Ma scusi, allora di che natura è l'accordo cercato e ottenuto dalle Regioni?

E' un espediente per limitare i danni che conseguiranno al sicuro contenzioso che si ingenererà in assenza di regole nazionali sull'eterologa. Bisognerà però vedere se i giudici si accontenteranno di accordi tra Regioni, che non hanno alcun valore normativo. Ritengo che, in assenza di un intervento legislativo del Parlamento, rimarrà l'incertezza che i contenuti di questi accordi tra le Regioni siano effettivamente rispettati dai magistrati che saranno chiamati ad affrontare la casistica, i quali sono tenuti al rispetto e all'applicazione della legge e non certo di direttive interregionali.

"Il ministro della Sanità adesso recepisca il testo delle Regioni con un regolamento, possibilità prevista dalla stessa legge 40. Non c'è obbligo del Parlamento a intervenire ma opportunità sì per una discussione pienamente democratica ed eventuali aperture anche ai single e non solo alle coppie". Lo ha detto Donata Lenzi del Pd.

È una posizione che rivela tutte le difficoltà del caso. Il Parlamento non è obbligato ad intervenire, ma se non lo fa, nella materia vigerà il caos, potendoci essere decisioni giurisprudenziali differenti sui temi delicatissimi dell'anonimato dei donatori, dei contenuti da inserire nelle dichiarazioni del cosiddetto "consenso informato", dei diritti di chi nasce, delle prerogative dei donatori e delle coppie che accedono a queste tecniche.