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NAPOLITANO/ Da "Re Giorgio" 5 compiti al paese

Pubblicazione:giovedì 1 gennaio 2015

Giorgio Napolitano (Infophoto) Giorgio Napolitano (Infophoto)

Quando Giorgio Napolitano — ieri sera, nel suo nono e ultimo discorso di fine anno agli italiani — ha ricordato la celebrazione dei 150 anni dell'Unità d'Italia ha certamente richiamato la sua orazione civile al Meeting di Rimini 2011: quella in cui il presidente della Repubblica  ha voluto ringraziare apertamente — per la prima volta — tutti gli italiani che dal 1861 hanno costruito l'unità nazionale. Tutti: non solo quelli citati dai manuali di storia. Tutti, cioè: tutti. A quest'Italia — nata in modo non scontato, sopravvissuta in modo sorprendente a guerre e dittature, maturata come democrazia in Europa — il presidente della Repubblica ha confermato con forza la sua «ragionata fiducia». Ha fatto «appello» agli italiani del 2015 perché «ce la mettano tutta» e «facciano la loro parte»: come — nessuno può disconoscerlo — ha sempre fatto Napolitano, primo e finora unico presidente rieletto al Quirinale. Lo ha fatto anche nel suo discorso di congedo: senza timore di pronunciare parole di merito (comprese due citazioni di papa Francesco sulla dignità della persona umana come irriducibile "global standard" nel terzo millennio). Dal testo integrale, abbiamo appuntato, a caldo, cinque topics.

La crisi economica: la ripresa in Europa, le «scelte errate» dell'America, l'Italia «assertiva» nella Ue — Da Napolitano, nella sintesi secca di due paragrafi, è giunto un appoggio incondizionato all'azione parallela del presidente della Bce Mario Draghi e del premier Matteo Renzi sul fronte delle politiche anti-crisi, principalmente in sede europea. Il primo sta conducendo la battaglia finale — in seno al consiglio dei 18 governatori dell'euro — per convincere la Germania a condividere una politica monetaria espansiva (quantitative easing). Il presidente della Repubblica italiana, fresco reduce dal summit di massimo livello a Torino fra Italia e Germania, è ben conscio che la radice delle turbolenze economico-finanziarie è riconducibile a «errori» compiuti in America, ma invita (non solo gli italiani) a fidarsi di Draghi quando suggerisce di seguire la politica di stimoli adottata — con risultati visibili — dall'amministrazione Obama. E la fiducia si estende all'«assertività» di Renzi a Bruxelles nel sollecitare — sempre in confronto con Berlino — un «cambiamento» nell'approccio della Ue alla recessione: in chiave evidente di maggior flessibilità nelle politiche fiscali. Un «cambiamento» sostanziale necessario a maggior ragione per contrastare le spinte centrifughe di ogni populismo anti-euro.

Le riforme e le insidie: l'endorsement a Renzi — Quasi racchiuso fra parentesi nel preambolo è tuttavia totale il sostegno di Napolitano al «vasto cantiere di riforme» dello Stato aperto da Renzi. Oltre l'affermazione di principio, è un "compito a casa" cui Napolitano sembra vincolare il suo successore, chiunque sarà. Potrà spiacere a più di qualcuno scorgere una legittimazione ultima del cosiddetto "patto del Nazareno": a sette giorni dal prossimo summit fra Renzi e Silvio Berlusconi.


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COMMENTI
03/01/2015 - Ponti (luisella martin)

Credo che da giovane, Re Giorgio con i suoi amici comunisti, abbia attraversato i tanti ponti che l'Europa e la Russia hanno costruito nei secoli: la musica per esempio, la poesia,la letteratura...Fra tutti i ponti però quello comunista deve essere sembrato a Giorgio e compagni il più affascinante perché portava in un mondo in cui gli uomini dovevano essere tutti uguali. Probabilmente il giovane Giorgio temeva di essere inseguito dai nemici borghesi e fascisti e così ha distrutto i ponti "politici" dopo averli attraversati! Singolare che oggi, dopo che l'Europa ha fatto crollare il muro di Berlino, il nostro Presidente ripensi a quei ponti che - forse con un po'di rimorso -insieme ai compagni ha voluto far saltare allora, mentre ora chiede di ripristinare!

 
01/01/2015 - Finalmente se ne va! (Alberto Pennati)

Al di là delle responsabilità politiche, che ha questo personaggio, nell'aver portato allo scempio il nostro Paese (ormai senza più legalità, neppure contro gli attentati alla Costituzione), anzichè dare i compiti agli altri vorrei che almeno si vergognasse del suo attivo e determinante contributo alla morte di Eluana Englaro.