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QUIRINALE/ Mucchetti (Pd): Renzi, la ferita dei 101 è ancora aperta…

Pubblicazione:sabato 10 gennaio 2015

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La candidatura di Romano Prodi rilanciata da Bersani sembrava una boutade, invece potrebbe rivelarsi un inconveniente molto serio per Matteo Renzi alla vigilia di un appuntamento così importante come l'elezione del nuovo capo dello Stato. Massimo Mucchetti, senatore della minoranza dem, non la manda a dire al capo del governo: Renzi dovrebbe spiegare alle Camere cos'ha fatto con il decreto fiscale, e risanare la ferita dei 101 con i quali ha impallinato Prodi nel 2013.

Senatore Mucchetti, il decreto attuativo della delega fiscale arriverà in aula il 20 febbraio, a presidente della Repubblica ormai eletto. Incidente risolto dunque.
No, un momento. Rinviare non ha mai risolto per nulla. E poi non si tratta di un incidente, ma di un problema politico: la governance in seno al governo, il processo decisionale reale nell'esecutivo, che non si risolve in un incontro tra il presidente del Consiglio e il ministro dell'Economia. Il problema che ho posto in un'aula parlamentare va affrontato nelle sedi deputate, che non possono essere sostituite dalle veline ai giornali o dalle interviste in tv.

Cosa farete?
Ho chiesto che Renzi venga a riferire in Parlamento perché non credo, come lui dice, che una sua dichiarazione basti a chiudere il problema. Nella conferenza dei capigruppo al Senato, il ministro Boschi ha escluso che il governo abbia un tal dovere. Nella stessa sede alla Camera, lo stesso ministro si è invece riservato una risposta alla richiesta di audire il ministro Padoan in commissione Finanze. Sarebbe positivo che sciogliesse positivamente la riserva. Ma chi comanda è Renzi. E' stato lui stesso a dire di aver scritto il famigerato articolo 19-bis.

Riepiloghiamo. Le sue critiche sono più di metodo o di merito?
Molti avevano già formulato critiche di merito. Per lo più sensate. Ma c'era e c'è una questione di metodo che viene prima, perché in democrazia la forma è sostanza. Non è possibile pensare che le decisioni del governo, per loro natura collegiali, siano modificate per iniziativa di un singolo ministro, o del presidente del Consiglio. Tanto più se si considera che la Costituzione non affida all'inquilino di palazzo Chigi i poteri del premier britannico ma quelli di un primus inter pares. Se il presidente del Consiglio deborda è un problema che oggi riguarda il decreto fiscale, domani potrebbe riguardare altre materie. Se vogliano il premierato forte, diciamolo apertamente. Non sarebbe certo una bestemmia, ma a patto di avere un nuovo sistema di guarentigie costituzionali e una legge elettorale garantista.

E nel merito?
Il merito dell'articolo 19-bis non convince. Quando venne fatta la legge delega, se ben ricordo, non si era parlato di depenalizzare la frode fiscale, e mi pare che un governo, nel varare i decreti legislativi di attuazione di una legge delega, non possa uscire dai binari tracciati nella legge. E poi questa norma viola il principio costituzionale dell'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge.

Addirittura?


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