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DIETRO LE QUINTE/ Renzi spera nella proroga di Napolitano

Pubblicazione:lunedì 12 gennaio 2015

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Se ci si unisce il no (anche senza barricate) di Forza Italia al premio di maggioranza alla lista, e la questione della clausola di salvaguardia si ottiene una miscela potenzialmente esplosiva. In qualsiasi momento i sabotatori del dialogo con Berlusconi potrebbero coalizzarsi da punti diversi dell'aula, e approvare qualcosa di particolarmente indigesto per i due contraenti del patto del Nazareno.

Sinora fra Arcore e Palazzo Chigi il filo del dialogo sembra tenere, e questo consente a Renzi di mantenere le carte coperte. Unica indicazione quella metodologica. L'elezione è prevista al quarto scrutinio, quando la maggioranza necessaria scende da 672 a 505 voti. Una misura prudenziale per evitare che nel segreto dell'urna si ripresentino frotte di franchi tiratori, come nell'aprile di due anni fa. Allo stesso tempo gli consentirà di tenere tutti sulla corda. Alla minoranza democratica Renzi farà capire che eleggerà il presidente con Berlusconi e i centristi, anche se dovesse avere 80/100 defezioni fra i suoi 450 grandi elettori. E agli azzurri renderà evidente che la maggioranza di governo potrebbe ricompattarsi su un nome sgradito ai berlusconiani. 

Non sapendo a chi rivolgersi (o non volendo renderlo troppo evidente), Renzi tiene accuratamente coperti i nomi dei candidati. Un minimo di ricucitura interna l'ha però messa in cantiere, e ha cominciato da Pier Luigi Bersani, il suo avversario più temibile, ma anche il più ragionevole. 

La direzione in cui i renziani si stanno muovendo è quella di un nome riconoscibilmente democratico, anche se di certo non sgradito a Berlusconi. Imperativo, ridurre al minimo le ragioni di dissenso fra le fila dei propri grandi elettori. Non certo Prodi, insomma, e neppure Bersani. Ma nomi meno divisivi, come Veltroni, Fassino, Finocchiaro, o altri rimasti ancora nell'ombra. 

Il puzzle sembra ancora lontano dall'essere completato, ma Renzi non ha fretta, non vuole bruciare soluzioni e candidature. Del resto, per vincere la più delicata sfida della sua carriera politica è disposto a tutto. Riforme e legge elettorale possono anche attendere qualche settimana in più.



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