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QUIRINALE/ Veltroni, l'anti-Prodi di Renzi per evitare un "colpo di mano"

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Walter Veltroni (Infophoto)  Walter Veltroni (Infophoto)

“Per il successore di Napolitano sarà duello tra Prodi e Veltroni. A sostenere il primo saranno M5S, minoranza del Pd e centristi, mentre Renzi e Berlusconi scommetteranno sul secondo”. E’ la previsione del giornalista e scrittore Fabrizio Rondolino, nel giorno in cui il presidente Giorgio Napolitano ha firmato le sue dimissioni alla presenza del segretario generale del Quirinale, che lo ha comunicato ai presidenti del Senato e della Camera e al presidente del Consiglio.

 

La partita per la successione a Napolitano entra nel vivo. A che cosa mira Renzi?

Renzi ha in mente prima di tutto di salvarsi la pelle. La battaglia per il Quirinale presenta per lui un rischio fondamentale, in quanto questo è un Parlamento che non ama particolarmente Renzi, e che è stato eletto prima della sua ascesa al potere. E’ probabile quindi che si crei una saldatura tra forze varie anche molto lontane tra loro, unite però dalla volontà e dal desiderio di mettere Renzi sotto scacco, cioè di mettere al Quirinale un contropotere in grado di “controbilanciare” il presidente del Consiglio. La priorità di Renzi è impedire che questo scenario si compia.

 

Secondo quali modalità potrebbe realizzarsi questo “colpo di mano”?

Con il convergere sul nome di Prodi di M5S, minoranza Pd, centristi e di tutti quelli che sono interessati a mettere un “guinzaglio” al premier. Renzi però è troppo intelligente per pensare di poter mettere un suo “maggiordomo” al Quirinale, e potrebbe optare per le figure di Padoan o Mattarella. Insomma una figura di garanzia che sia autorevole e abbia una qualche sintonia con il processo riformatore renziano.

 

Napolitano è stato un presidente per tanti aspetti eccezionale. Quanto il suo modello sarà vincolante per la figura del suo successore?

Ci sono le condizioni per fare tabula rasa del passato ritornare alle origini. Per come è concepito nella nostra Costituzione il presidente è un garante, non un attore politico. In condizioni eccezionali il Quirinale è obbligato a intervenire, però il suo ruolo fondamentale è quello di notaio o di arbitro, non di giocatore. Oggi possiamo ritornare ad avere un presidente “costituzionale”, cioè che si limita ad assistere alla partita senza entrare in gioco. E ciò perché intorno a Renzi si va ricostruendo un sistema politico con una sua autonomia e credibilità.

 

Che cosa vogliono nel Pd personalità come D’Alema o Bersani?


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