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QUIRINALE/ Gotor (Pd): svelato l'inciucio Renzi-Verdini

Pubblicazione:sabato 17 gennaio 2015 - Ultimo aggiornamento:sabato 17 gennaio 2015, 10.18

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Dal punto di vista politico il modo migliore per uscirne sarebbe quello di puntare su Romano Prodi, il padre dell'Ulivo, ma sono possibili anche altri candidati altrettanto autorevoli come Amato o Mattarella. Per il Pd, però, sarebbe importante ripartire dal trauma dei 101, che oggi può essere superato per due motivi: anzitutto perché ci troviamo in una diversa fase politica per ragioni oggettive (non bisogna formare anche un nuovo governo e il presidente della Repubblica non è privo del suo potere di sciogliere le Camere, come Napolitano nel 2013) e poi perché il partito è più forte e con un maggiore numero di grandi elettori, e quindi potrebbe riuscire oggi laddove ieri ha fallito. Si potrebbe partire anche dai primi tre scrutinii, perché faccio notare che lo stesso Berlusconi e alcuni suoi sodali non si sono detti indisponibili sul nome di Prodi. Sarebbe ben strano scoprire che a essere indisponibile fosse Renzi, che è segretario del Pd.

Questa ostinazione sui 101 non sembra un po' una vostra vendetta politica, un puntiglio?
Come le dicevo, oggi ci sarebbero i numeri per eleggere Prodi, forse addirittura nei primi tre scrutinii e ancora più agevolmente dal quarto in poi, con un voto della maggioranza che sostiene il governo. Il puntiglio sarebbe di chi vuole eleggere al quarto scrutinio, quindi a maggioranza assoluta, un presidente della Repubblica con i voti di Berlusconi, dunque frutto del Patto del Nazareno, questo sì che sarebbe inaccettabile. Non si tratta quindi di una vendetta: stiamo parlando di Prodi, che è il fondatore dell'Ulivo e uno dei principali garanti e protagonisti del bipolarismo in Italia.

Voi siete disposti a eleggere il presidente della Repubblica insieme a Berlusconi solo se si tratta di Prodi?
No, siamo aperti anche ad altre ipotesi, ma alle condizioni che ho detto prima. Nelle prime tre votazioni è giusto, in base al dettato della Costituzione, ricercare il consenso più ampio possibile, anche perché sarà necessaria una maggioranza qualificata di oltre 700 voti. Se Renzi in merito ha cambiato idea sono contento. Per questo sottolineo che è importante il metodo, più che i nomi: un conto sarebbe eleggere nei primi tre scrutinii un presidente della Repubblica con il concorso delle opposizioni, come prevede la Costituzione, e dunque un garante dell'unità nazionale, un altro dalla quarta in poi, quando non sarebbe necessario, e questo vorrebbe dire che il solco è quello tracciato dagli interessi visibili e oscuri del patto del Nazareno.

E se Renzi sparigliasse presentando un Veltroni, un Fassino o un Bersani?
Non sarebbe uno sparigliare: vorrebbe semplicemente dire che il prescelto, pur proveniendo dal Pd e da una storia di sinistra, si sarebbe piegato alla logica e alle convenienze del patto del Nazareno e non risponderebbe a quei requisiti di autonomia e di autorevolezza a cui accennavo. Per come lo conosco, escludo che costui possa essere Bersani, che ha fatto dell'autonomia e del rifiuto di ogni manipolazione la cifra distintiva del suo carattere politico, anche pagandone un prezzo.

Renzi sbaglia a temere i franchi tiratori?


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