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QUIRINALE/ Il "debito" di Renzi e la scommessa di D'Alema

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Il premier ha dimostrato molte qualità, ma è indubbio che nel momento di massima crisi economica abbiamo un premier abbastanza a digiuno in economia. La preoccupazione naturale di Palazzo Chigi è quella di avere un Quirinale pronto a fare "muro di gomma" se la ripresa economica immaginata dopo "cento giorni" di governo dovesse tardare anche nei prossimi mesi.

D'altra parte c'è però la necessità di avere al Quirinale una personalità affidabile per le cancellerie soprattutto occidentali ed europee. Al di là della benevola enfasi mediatica nostrana, il semestre di presidenza di turno non ha certo rafforzato Renzi sulla scena europea. E' vero che le presidenze di turno contano poco, ma Renzi è stato l'unico a non essere stato capace di organizzare un solo vertice. Il "Consiglio straordinario su crescita e occupazione" a Milano — convocato, rinviato, poi disdetto e in extremis confermato — si è risolto in un "pasticciaccio": una riunione informale dove il primo giorno è girato a vuoto con l'assenza dello stesso premier italiano e il secondo giorno si è risolto in una improvvisata conferenza stampa di Renzi e Hollande a cui si è aggiunta la Merkel all'ultimo momento e che non avendo nulla da dire sui lavori svoltisi si è tradotta in una bonaria successione di banali dichiarazioni. Infine il discorso conclusivo di Renzi al termine della sua presidenza si è svolto nell'aula deserta di Strasburgo, "snobbato" dai gruppi degli altri paesi. In sostanza il premier italiano — inizialmente accolto con simpatia, curiosità ed anche timore — esce da questa esperienza indebolito e isolato, senza essere riuscito a costruire un solo rapporto preferenziale con un altro premier europeo.

Nuova Costituzione, economia e politica estera sono quindi i terreni su cui si gioca la "partita" del Quirinale tra Renzi, che punta ad avere le "mani libere", e chi vuole invece condizionarlo. 

In partenza — con la minaccia dello scioglimento anticipato delle urne e con Berlusconi con limitato potere deterrente — la vittoria dell'ex sindaco di Firenze sembra molto probabile. Naturalmente lo scoglio principale è l'unità del Pd. E' da vedere se i principali oppositori faranno un'opposizione frontale. Non è però escluso che leader come D'Alema e lo stesso Bersani piuttosto che subire un "subalterno" di Renzi non optino su nomi come quello di Giuliano Amato. Berlusconi si è sin dall'inizio espresso a suo favore e se D'Alema sostenesse la candidatura di chi lo affianca nella sua Fondazione ItalianiEuropei risulterebbe ancora con "voce in capitolo" sulla scena nazionale. Per Renzi sarebbe infatti ben difficile opporsi potendo così comunque vincere la scommessa dell'elezione al quarto voto salvaguardando, al tempo stesso, Nazareno e unità del Pd. 

D'Alema ha appunto convocato deputati e senatori presso la sede di ItalianiEuropei. Bisogna vedere quanti lo andranno a sentire.

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