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QUIRINALE/ Il "debito" di Renzi e la scommessa di D'Alema

Pubblicazione:lunedì 19 gennaio 2015

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

E' abbastanza naturale che Matteo Renzi punti ad avere come presidente della Repubblica una figura del suo partito e che sul piano formale appaia a lui subalterna, ovvero uno qualsiasi dei membri del governo che abbia compiuto cinquant'anni: da Delrio a Padoan, dalla Pinotti a Gentiloni o Franceschini. Non si tratta di protagonismo personale, ma della necessità di essere "coperto" nel rinnovamento istituzionale avviato. 

Il nuovo inquilino del Quirinale avrà infatti, come immediato e principale impegno, il dover gestire la fuoruscita dal quadro costituzionale originariamente definito. Con buona pace per la retorica della "Costituzione più bella del mondo", è ormai evidente che la vita parlamentare e istituzionale di oggi ha ben poco a vedere con quanto si era immaginato e sancito nell'Assemblea Costituente tra il 1946 e il 1947.

L'indubbio successo di Matteo Renzi è nell'aver saputo coniugare "rottamazione" e "costi della politica". A furor di popolo il segretario fiorentino del Pd ha interpretato e attuato questa generale richiesta di procedere "a colpi di accetta": taglio delle istituzioni, taglio degli eletti, voti di fiducia, decreti legge, leggi delega secondo un processo di accentramento decisionale in un esecutivo omogeneo — una sorta di staff personale — ridimensionando il Parlamento.

A sostegno del "decisionismo" di Renzi c'è anche il comportamento dell'opposizione, soprattutto dei 5 Stelle. Beppe Grillo non è certo Palmiro Togliatti che come leader dell'opposizione si presentava in doppiopetto a Montecitorio — per quasi vent'anni sempre allo stesso posto (quinto banco, primo settore) — richiamando De Gasperi o Fanfani alla centralità del Parlamento. Nel pieno della "guerra fredda" la discussione sul Patto Atlantico nel 1949 durò sei giorni con solo 7 interventi del Pci e senza "sedute fiume" né notturne. Oggi lo spettacolo di un'opposizione che in aula mette in scena su qualsiasi argomento la protesta di piazza, esercita un ostruzionismo quotidiano, usa il turpiloquio, si sdraia sui banchi del governo, fa volare gli aeroplanini di carta, accredita nell'opinione pubblica la convinzione che l'aula parlamentare non è più un luogo dove si possa seriamente discutere e decidere. 

E' evidente il logoramento di un modello tradizionale di democrazia imperniata su decentramento e partecipazione e non è solo italiana l'esigenza del suo superamento a vantaggio di un sistema decisionale più "competitivo" nel quadro dell'attuale bellicosa globalizzazione e cioè: maggiore accentramento e tempi più rapidi di decisione.

Finora con Renzi si è proceduto a strattoni passando in poco tempo da opzioni diverse senza un quadro organico. Ora il processo di riforme istituzionali e costituzionali deve trovare un assetto unitario razionale.

Gli altri due "fronti" aperti, accanto a quello del nuovo assetto costituzionale, sono quelli dell'economia e dei rapporti internazionali su cui diventa determinante la figura del successore di Napolitano data la vulnerabilità di Renzi in proposito. 


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