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Politica

TAGLIO DELLE REGIONI?/ Da Miglio (e Bassetti) una soluzione contro i neocentralisti

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Non solo, ma la dimensione funzionale delle regioni – così come concepite in Costituzione – è davvero ibrida: se da un lato, infatti, sono troppo grandi per avere un rapporto diretto con i cittadini, dall’altro sono troppo piccole per avere delle politiche ambiziose e di ampio respiro. E vi sono delle funzioni – l’ambiente o le infrastrutture, solo per fare due esempi – gestibili solo in forma aggregata macroregionale. “Le regioni del Titolo V della Costituzione – scriveva Miglio nel 1975 – erano unità amministrative la cui dimensione corrispondeva tutt’al più alle esigenze dello Stato ottocentesco: tant’è vero che erano state ‘inventate’ dai tecnici di governo liberali, specialmente piemontesi, tra il 1859 e il 1865: nel 1948 erano già largamente anacronistiche”. 

Ben venga dunque che la classe politica si sia resa conto, dopo quarantacinque anni, della necessità di procedere con gli accorpamenti per ridurre le regioni e razionalizzare la pianta amministrativa della Penisola. Meglio tardi che mai. Il problema cogente è che il Parlamento sta attualmente dibattendo una riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione nell’ambito della quale vengono ridisegnate in senso fortemente centralista le prerogative del sistema regionale, sulla base delle attuali 15 regioni a statuto ordinario. E su questo disegno neocentralista paiono essenzialmente gravare i recenti scandali dei rimborsi, anche se sono piuttosto le strategie macroregionali varate a livello europeo – per esempio la macroregione adriatico-ionica o la macroregione alpina – a mettere davvero in scacco il regionalismo e a imporne una radicale riorganizzazione. Logica imporrebbe, tuttavia, che gli accorpamenti precedessero la ridefinizione delle funzioni. È perciò necessario bloccare la riforma costituzionale, pensare e progettare gli accorpamenti, procedere con la riduzione delle regioni (magari le 3 macroregioni di Miglio sono poche, ma le 6 di Minghetti o le 12 della Fondazione Agnelli vanno benissimo), e poi – ma solo in un secondo momento – individuarne le funzioni. Altrimenti si combinerà il solito pasticcio all’italiana.

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COMMENTI
02/01/2015 - distinguo (z314 george)

Premettendo la condivisione delle argomentazioni di questo bell'articolo, accodo un "distinguo". Laddove ci si riferisce al "fare i conti con la storia" bisogna anche considerare che con la nascita della Repubblica Italiana si è assistito ad una moltiplicazione cacofonica di "studi" (et similia) fini a se stessi, senza la benché minima successiva considerazione dei risultati ottenuti se non "sterilizzati politicamente" e quindi inetti, inefficaci e dispendiosi. Considerando questo tra le cose che la storia ci dice direi che si può benissimo iniziare a depotenziare al massimo grado i poteri delle regioni tutte e successivamente, se non abolirle sic e simpliciter, ridurle al numero più piccolo possibile. Questo diventa "logico" considerando che farlo prima, come giustamente dice lei, renderebbe altamente probabile il "fallimento" dell'iniziativa, e questo per la regola aurea della Repubblica Italiana: "C'è sempre qualcosa di più urgente da fare prima di fare qualsiasi cosa!" Cordialità