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Politica

FINE DEL PD?/ Galli della Loggia: la sinistra Dem non vale uno Tsipras

Per ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA, la sinistra Pd si limita a essere anti-renziana così come era stata anti-berlusconiana, ma sui grandi temi non è in grado di fare proposte di spessore

Alexis Tsipras (Infophoto)Alexis Tsipras (Infophoto)

“La sinistra Pd si limita a essere anti-renziana così come era stata anti-berlusconiana in passato. Ma sui grandi temi che interessano il Paese non è in grado di fare proposte politiche di spessore: la sua è solo una lotta per la sopravvivenza”. Lo afferma Ernesto Galli della Loggia, storico ed editorialista del Corriere della Sera, secondo cui “sullo stesso voto per il Quirinale l’opposizione interna al partito non riuscirà a essere determinante”. Nell’aula del Senato impegnata dal voto sugli emendamenti all’Italicum ieri si è consumata la spaccatura del Pd, con 140 senatori e deputati del partito che si sono riuniti a Montecitorio proprio mentre a Palazzo Madama si stava votando.

Quella della sinistra Pd è una battaglia culturale o per la sua sopravvivenza politica?

Si tratta essenzialmente della sua sopravvivenza politica, non credo che la battaglia sull’Italicum possa essere definita culturale. L’argomentazione della sinistra Pd contro i capilista bloccati si rifà al principio della democrazia rappresentativa, ma la ragione principale è di natura politica. L’obiettivo è contrastare una legge elettorale che dà a chi comanda nel partito la sicurezza di eleggere un gruppo parlamentare che gli sia fedele, e quindi non eleggere molti degli infedeli, quelli cioè che si oppongono a Renzi.

Il premio di maggioranza alla lista anziché alla coalizione sbarra il futuro a un partito alla sinistra del Pd?

In linea di principio sì, anche se nella lista poi possono entrare tutti. Anziché una coalizione, si potrebbe creare un “listone” che riunisca sinistra Pd, Sel e Rifondazione comunista. Si dovrebbe prevedere che chi è eletto in una lista non possa poi formare un gruppo parlamentare diverso dai suoi colleghi eletti nella stessa lista. Il problema principale della fronda dem è però che se escono dal Pd non hanno poi la sicurezza di avere i voti che invece ha il partito di Renzi, ma soprattutto di avere la collocazione nei collegi che serve per vincere.

Quanto conta l’anti-berlusconismo nella posizione della minoranza Pd?

Non si tratta più di anti-berlusconismo, bensì del fatto che la presenza di Berlusconi oggi rafforza molto Renzi e il loro obiettivo è indebolirlo. Sono “antiberlusconiani di risulta”, perché in realtà il loro è un anti-renzismo.

Quella in corso nel Pd è una dialettica normale o si sta consumando la scissione?