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Politica

RENZI vs PD/ Polito: l'Italicum spiana la strada a una scissione "silenziosa"

Massimo D'Alema (Infophoto)Massimo D'Alema (Infophoto)

Nella minoranza del Pd ci sono due pulsioni. Una, che corrisponde alla linea di D’Alema, spinge ad andarsene perché reputa ormai impossibile la convivenza con Renzi e considera che il segretario ha cambiato a tal punto che il partito non è più di sinistra. La linea di Bersani è invece più intenzionata a rimanere nella “ditta” e a battersi al suo interno. Bersani lo ha detto chiaramente: “Tocca a Renzi dirci se vuole ripartire dall’unità del Pd”. Cioè se le mosse di Renzi sono tali da convincere anche i più riottosi che non c’è possibilità di stare insieme l’ipotesi di una scissione è possibile. Anche se tutte queste considerazioni vanno poi riportate alla convenienza. L’Italicum, con uno sbarramento pari solo al 3%, rende possibile la nascita di nuovi raggruppamenti.

 

Parliamo del Quirinale. Dalla quarta votazione in poi Renzi e Berlusconi saranno in grado di imporre il loro candidato?

Non è affatto detto. A livello ipotetico la maggioranza del Patto del Nazareno supera i 700 grandi elettori, e dalla quarta votazione ne bastano 505. C’è quindi un margine ampio, pari a quasi 200 elettori. Se queste minoranze non riescono ad arrivare a 200, non saranno determinanti. Se sfiorano però quella cifra allora possono diventare pericolose, perché poi c’è sempre qualcuno che ha il mal di pancia anche negli altri partiti. A questa minoranza combattiva si potrebbero quindi aggiungere altri voti. In ogni caso anche se Renzi e Berlusconi con una prova di forza riuscissero a imporre il loro uomo o la loro donna, finirebbero poi per pagarne il prezzo nel prosieguo della legislatura.

 

(Pietro Vernizzi)

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