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Politica

DIETRO LE QUINTE/ Quirinale, Berlusconi furibondo "rompe" con Renzi

Silvio Berlusconi (Infophoto)Silvio Berlusconi (Infophoto)

Le rassicurazioni venute dal quartier generale democratico hanno sortito l'effetto opposto di quanto sperato da Renzi. L'ex premier non si è certo accontentato delle parole di Lorenzo Guerini, secondo cui la sua assenza oggi non pregiudica il clima di dialogo. Pesano assai di più le dichiarazioni secondo cui il nome non uscirà dall'incontro con l'ex Cavaliere.

Non sarà facile quindi il faccia a faccia fra i due. Al premier toccherà l'arduo compito di convincere il suo predecessore a non rovesciare il tavolo. Fargli digerire un nome organico al Pd sarà impresa titanica. In quell'occasione le carte che sin qui sono rimaste rigorosamente coperte non potranno più rimanere tali. In caso contrario la diffidenza cresciuta in Berlusconi troverebbe nuovo alimento.

Sinora Renzi ha nascosto le sue vere intenzioni dietro una cortina fumogena, lasciando che circolasse un elenco pressoché sterminato di nomi, da Veltroni a Mattarella, da Delrio a Castagnetti, sino alla Finocchiaro, alla Pinotti o a Gentiloni. Il gioco non può più proseguire oltre, dal momento che le lancette dell'orologio scorrono veloci verso l'ora X dell'inizio delle votazioni.   

Se sbaglierà mossa, il leader del Pd rischia di veder saltare per aria il fragile castello della riforma costituzionale e della nuova legge elettorale. Per convincere anche i più riottosi dei suoi interlocutori avrebbe ventilato anche l'ipotesi che in caso di stallo si arrivi a un presidente di garanzia (magari un magistrato), che subito dopo un'elezione di stretta misura sciolga le Camere e porti il paese al voto. Una minaccia abbastanza convincente nei confronti di un parlamento dove i gruppi sono sempre più spappolati, come le ultime dieci fuoriuscite dalle fila grilline stanno a dimostrare: pur di non tornare a casa — è il ragionamento — questi deputati e senatori voterebbero qualsiasi cosa. Eppure politicamente si tratta di una minaccia dimezzata, perché se si votasse a maggio, lo si farebbe con la legge proporzionale pura del "Consultellum". E senza premio di maggioranza, Renzi dopo il voto avrebbe più di prima bisogno dei voti di Berlusconi per governare.

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COMMENTI
28/01/2015 - Successione sì, ma la Prussia non c'entra (Luigi PATRINI)

E' una Guerra di Successione, certamente: il Vecchio che non accetta di farsi da parte, il Giovane che vuol rottamare e teme di essere rottamato prima ancora di diventare King maker: ma la guerra nessuno dei due la fa per la Prussia. La logica, anche questa volta: ognuno per sè e Dio per tutti! Povera Italia!

 
28/01/2015 - È pericoloso lavorare per il Re di Prussia (Carlo Cerofolini)

Non è che tutto questo ricordi il classico caso di chi lavorando (Berlusconi?) per il Re di Prussia (Renzi?) notoriamente fa una brutta fine?