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ELEZIONE MATTARELLA/ Ecco perché Berlusconi ha fallito e il centrodestra non esiste più

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Il Quirinale (Infophoto)  Il Quirinale (Infophoto)

Alla fine la segreteria del Pd alle 18 accetta. Sel e la Lega si chiamano fuori dal presidente del Nazareno, i 5 Stelle - dopo una nuova consultazione on line - scommettono su Prodi. La prima votazione del venerdì è tragica: Mattarella non supera il quorum e Berlusconi annuncia a sorpresa di aver fatto siglare i voti forzisti e di Area popolare con la dicitura "Mattarella S.". Le defezioni, a quanto pare arrivano tutte dalla minoranza dem, Prodi oltrepassa i 200 voti e Renzi convoca d'urgenza l'Assemblea dei grandi elettori del Pd. 

Sono in tanti a non voler "fare il presidente con l'entusiasmo di Berlusconi" e la minoranza chiede apertamente al leader del partito di sostenere Prodi. Ma Renzi lo aveva detto chiaro il giorno prima: "Con Mattarella si parte e con Mattarella si arriva. Dopo di lui non ci sarà un altro candidato del Pd". Il premier tira dritto e alla terza chiama, Mattarella non raggiunge neanche i 600 voti fermandosi a quota 584. Il Pd rivive lo psicodramma del 2013 e Berlusconi avverte che - in queste condizioni - bisogna trovare un altro nome. È la sera più lunga per il segretario, fagocitato ancora una volta dalle correnti interne ossessionate dall'antiberlusconismo. L'ex Cav sente Renzi e certifica con Alfano il tramonto definitivo di Mattarella. Ma la terza mossa sparigliante, dopo quella di aver accettato Mattarella e di averlo voluto fin dalla seconda votazione, è sempre di Berlusconi: dopo un lungo contatto con Bersani propone a Renzi o Amato o Veltroni. 

Alfano lo annuncia pubblicamente e la minoranza dem si divide. Berlusconi parla di presidenza di "riconciliazione nazionale" e di occasione storica per il parlamento. Renzi è con le spalle al muro e chiede ancora una volta il voto per Mattarella. Sabato mattina, alla quarta chiama, il candidato del premier arriva terzo dopo Veltroni e Prodi. È allora che da Arcore si rompono gli indugi e si sceglie di puntare su Veltroni, il primo segretario del Pd che mai porterebbe il paese alle urne e che ha come primo obiettivo il completamento del cammino delle riforme. Con 587 voti Veltroni sabato pomeriggio passa e viene eletto. Sotto le macerie, ancora una volta, restano il Pd e il suo ormai molto ammaccato segretario che si trova con un governo dipendente da Forza Italia. Il vero vincitore è quindi ancora una volta "il condannato di Arcore", colui che ora punta a riunire i moderati italiani e a tornare al tavolo delle riforme con un ben altro potere contrattuale, il potere di veto.

Queste cose non sono accadute perché c'è una classe dirigente liberal popolare che prende le decisioni non col senno di chi ha una strategia politica, ma con la sprovvedutezza di chi si lascia guidare dalle emozioni e dalle reazioni del momento. 


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COMMENTI
31/01/2015 - Berlusconi non ha capito in tempo (Giuseppe Crippa)

Complimenti, Padre! Ha ben raccontato quanto sarebbe potuto succedere e non è accaduto. Purtroppo il potenziale protagonista, Silvio Berlusconi, certamente a motivo dell’età e forse dello stile di vita, non brilla più da tempo per prontezza di riflessi: forse si renderà conto di cosa avrebbe dovuto fare soltanto leggendo il suo articolo…