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QUIRINALE/ Da Gino Strada a Paola Bonzi, i candidati di chi "affida" il bene allo Stato

Pubblicazione:domenica 4 gennaio 2015

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L'affannarsi di leader di partito, di opinion maker, di esponenti della società civile attorno al Quirinale non è affatto strano. II dilemma che sta di fronte è secco: o l'esito positivo della transizione politico-istituzionale in corso o il ritorno conservatore all'Italia di sempre. E' vero che il compimento della terza repubblica, sempre che si realizzi, renderà sempre più "inutile" la figura del presidente, perché verrà sagomata su funzioni di semplice rappresentanza. 

Giorgio Napolitano ha tentato, fin dal suo primo mandato e più decisamente in questo suo secondo, di accompagnare la transizione politico-istituzionale, condividendone il traguardo, non senza qualche incertezza. Non deve essere stato facile per lui, uomo che affonda le proprie radici nella "repubblica dei partiti", operare il salto verso la pratica di un sistema di fatto neo-presidenziale. Assiso sul colle più alto della repubblica, si è reso conto dell'impotenza della politica sia sul piano nazionale sia verso l'Europa e il mondo e dei prezzi che questa fa pagare al Paese, non solo in termini di "antipolitica", ed ha finito per interpretare il proprio ruolo in senso decisamente più "presidenziale". In zona Cesarini gli è riuscito di proteggere il percorso che porta all'abolizione del bicameralismo perfetto e ad una nuova legge elettorale. 

Ma la stanchezza fisica dei novant'anni gli impedisce ormai di continuare a "sorvegliare" lo svolgimento tortuoso e troppo lento dei vari passaggi futuri. Diversamente da Pertini, non aveva smaniato per un secondo nuovo mandato. 

In ogni caso, proprio la relativa indeterminatezza e incompiutezza dell'approdo rende ancora decisiva la figura del prossimo presidente della repubblica. Di questo sembra assai più consapevole "la società politica" rispetto alla "società civile". Serve un uomo esperto di istituzioni, di amministrazione, di partiti, così come sono oggi, per traghettarli verso un nuovo sistema politico-istituzionale, che consegni alla politica non solo la rappresentanza, ma anche e soprattutto la capacità di decidere, e riconduca i partiti in un alveo più "civile", più soggetti della società civile che padroni delle istituzioni. 

Far uscire la politica dalla palude dell'impotenza è la condizione per la quale i soggetti socio-economici e culturali della società civile escano, a loro volta, dalla morta gora dei meccanismi corporativi e della paralisi. Impotenza politica e ipertrofia corporativa sono le due facce della stessa medaglia. Una politica forte è la precondizione per una società civile forte, nella quale i corpi intermedi svolgano un ruolo creativo rispetto al futuro del Paese. Antonio Socci, da ultimo, ma parecchi altri prima e forse dopo di lui, insistono, viceversa, su una presidenza "professionale" e "valoriale": il volontario, lo scienziato, il medico, il filantropo, l'ecologo, il magistrato antimafia… 


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COMMENTI
04/01/2015 - La provocazione di Socci ed il sogno di Cominelli (Giuseppe Crippa)

A me sembra che Antonio Socci – ma Il Sussidiario farebbe bene a chiederlo a lui – proponga una figura “valoriale” soltanto perché convinto che un uomo politico davvero stimabile e super partes semplicemente non esista e sappia comunque bene che altri sarebbero pronti a sostenere rappresentanti di etiche differenti quali per esempio una donna dal cognome che, guarda caso, comincia per “Bo” come quello di Paola Bonzi. Cominelli comunque non si illuda: l’uomo politico che verrà eletto sarà l’esito di un compromesso che lascerà tutti insoddisfatti e convinti che l’Italia avrebbe meritato di meglio.