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L'eredità di Napolitano

Pubblicazione:lunedì 5 gennaio 2015 - Ultimo aggiornamento:lunedì 5 gennaio 2015, 9.45

Giorgio Napolitano (Infophoto) Giorgio Napolitano (Infophoto)

L'Italia che Napolitano, insieme a papa Ratzinger, ha ricordato durante l'anniversario dei 150 anni dell'unità, ricomponendo lo steccato storico del Risorgimento e riconoscendo il ruolo dei cattolici a fianco di socialisti e liberali nella costruzione dell'Italia moderna. La stessa Italia del popolo che continuamente rinasce nei corpi intermedi, quando non diventano corporazioni che difendono solo i propri interessi, ma luoghi di educazione della persona, come ebbe a dire nel più volte ripreso discorso al Meeting di Rimini del 2012.

Ma allora, che eredità e che compito, umano prima che politico, ci lascia Napolitano?

Qualche ora dopo le sue parole, sugli schermi televisivi è apparso un capitano di vascello, uno degli uomini della Marina militare italiana che ha partecipato alle operazioni di soccorso dei naufraghi del traghetto incendiato Norman Atlantic. "Abbiamo dovuto usare gli elicotteri, dice, perché il mare era troppo agitato per andare con le scialuppe di salvataggio". Sceso sulla nave avvolta dai fumi tossici, il capitano racconta di aver aiutato i naufraghi a salire sull'elicottero. Un'operazione lunga e difficile. "Avevano paura?", chiede la giornalista. "Sì, avevano paura — risponde — ma io ho cercato di fare loro coraggio. Li ho presi uno per uno per la mano, sorridevo, oppure facevo loro l'occhiolino per incoraggiarli". La voce dell'uomo si spezza: "dicevo loro: non abbiate paura, vi porto a casa". Nei suoi occhi le immagini di quei momenti non sono passate e probabilmente non passeranno mai. "Li ho portati tutti a casa", dice alla fine tra le lacrime.

E' a questi esempi che ci rimanda Napolitano. A superare ideologie di destra e di sinistra, teoriche, edoniste o di bottega, a uscire dal nostro particolare egoista per avere il coraggio di buttarsi in questa Italia disastrata, cercare il proprio destino positivo e aiutare con il nostro lavoro e il nostro impegno quelli intorno a noi a fare lo stesso. Un cammino che non segue schemi risaputi, non può avvenire per caso, o in modo facile, perché nessuno di noi è "a posto".

Occorre, come ha saputo fare Napolitano, andare al di là della propria storia e delle proprie appartenenze per ritrovare, con l'aiuto di chi ci è intorno, l'irriducibile desiderio di bene, di costruzione, di sacrificio che ci appartiene. Forse e questo quel qualcosa che le parole non possono esprimere.

In fin dei conti, questa è l'eredità più bella, vera e duratura della storia del nostro Paese, che non è mai stato potente ma, nella sua radice è profondamente umano. Un Paese che Napolitano ha cercato con tutte le sue forze di re-insegnarci ad amare.



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COMMENTI
05/01/2015 - commento (francesco taddei)

un uomo da solo (poi un politico e palesemente di parte) non cambia un paese. non esiste in italia un corpo intermedio che non difenda sterilmente il suo gregge. perché negli altri paesi è differente? forse perché hanno ricevuto un'educazione differente? un'educazione che insegni il rispetto degli interessi del singolo? e che la somma degli interessi fa una comunità, invece che l'imposizione dall'alto della visione della società? se la religione insegna solo il bisogno di fare la colletta allora qualsiasi imposizione sarà moralmente giustificata, anche la più vessatoria. oltre la destra e la sinistra? solo mettendo il singolo, e non il partito o il corpo intermedio al centro si potrà guardare oltre il particulare. ma se la religione ti impone di sacrificarti senza limiti finchè non saremo tutti uguali...

 
05/01/2015 - commento (francesco taddei)

un uomo da solo (poi un politico e palesemente di parte) non cambia un paese. non esiste in italia un corpo intermedio che non difenda sterilmente il suo gregge. perché negli altri paesi è differente? forse perché hanno ricevuto un'educazione differente? un'educazione che insegni il rispetto degli interessi del singolo? e che la somma degli interessi fa una comunità, invece che l'imposizione dall'alto della visione della società? se la religione insegna solo il bisogno di fare la colletta allora qualsiasi imposizione sarà moralmente giustificata, anche la più vessatoria. oltre la destra e la sistra? solo mettendo il singolo, e non il partito o il corpo intermedio al centro si potrà guardare oltre il particulare. ma se la religione ti impone di sacrificarti senza limiti finchè non saremo tutti uguali...