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RETROSCENA/ Decreto fiscale, a chi giova "sabotare" il patto Renzi-Berlusconi?

Ci sono molti punti oscuri nella vicenda del decreto fiscale stoppato da Renzi perché accusato di fare un favore a Berlusconi. E anche conseguenze politiche. ANSELMO DEL DUCA

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Ci sono molti punti oscuri nella vicenda del decreto fiscale stoppato precipitosamente da Renzi perché accusato di fare un favore a Berlusconi. L'unica certezza è che la riabilitazione del Cavaliere può attendere, almeno per ora. Resta però il dilemma se il vero o presunto regalo sia voluto, oppure no.

I critici del presidente del Consiglio, quelli di sinistra soprattutto, sospettano da un anno ormai che all'interno del "patto del Nazareno" vi sia una clausola segreta che preveda qualche forma di recupero dell'agibilità politica per il leader di Forza Italia. E ogni movimento fra Palazzo Chigi e Palazzo Grazioli viene letto in quest'ottica, specie alla vigilia di una partita cruciale, come la scelta del nuovo capo dello Stato.

La retromarcia è stata inevitabile, per fugare ogni sospetto di inciuci o di scambi inconfessabili. Il decreto contestato sarà corretto, e trasmesso al parlamento solamente dopo l'elezione del successore di Giorgio Napolitano.  

Questi i fatti del giorno, mentre per capire la portata della vicenda ci vorrà un po' più di tempo. Se davvero ci fosse l'intenzione di fare un regalo di Natale a Berlusconi, l'eco mediatica ha fatto saltare l'operazione, e questo in astratto potrebbe incrinare l'asse di ferro fra Renzi e Berlusconi. 

Dalla smentita del leader azzurro sembra però che le cose stiano diversamente. Berlusconi lamenta che i suoi detrattori trovano sempre una maniera per metterlo in mezzo, che ogni volta che si tocca il tema fisco, con provvedimenti che riguardano milioni di cittadini, qualcuno lo chiami in causa. In più, i suoi avvocati, Franco Coppi e Nicolò Ghedini, non sono affatto convinti dell'applicabilità della norma approvata alla vigilia di Natale al loro assistito. La loro speranza è affidata alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, dove la decisione è data per abbastanza prossima. 

E la non applicabilità dello sconto al caso di Berlusconi fa nascere in casa azzurra il sospetto che si tratti di una polpetta avvelenata, dell'opera di una manina che ha sollevato un polverone proprio per mettere in difficoltà il dialogo sul Quirinale. Renzi e Berlusconi vittime in egual modo, insomma, dei giustizialisti di sinistra, ma uniti nel respingere l'agguato e nel continuare a tessere discretamente la tela di una candidatura condivisa, compensando i possibili franchi tiratori di entrambe i partiti. Del resto, Deborah Serracchiani in un'intervista al Messaggero ha confermato che l'interlocutore privilegiato del Pd sul Quirinale rimane proprio Forza Italia. 

Resta però il caso fiscale, divenuto possibile nel clima di grande confusione che regna intorno all'ufficio legislativo di Palazzo Chigi. Se, infatti, si esclude l'ipotesi del regalo voluto a Berlusconi, rimane solo quella della svista. Si tratterebbe però dell'ennesimo caso di pasticcio nella scrittura di leggi e decreti delegati.