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Politica

CAOS RIFORME/ Il pericoloso "gioco dell'oca" di Matteo Renzi

Dopo le province, GIULIO M. SALERNO punta il dito contro il dilettantismo della compagine di governo alla prova dell'ultima legge di stabilità, delle riforme e del Quirinale

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Melchiorre Gioia avvertiva che il popolo si lascia facilmente ingannare dalle apparenze di severità che si manifestano nelle decisioni dei governanti; anzi, sono apprezzate anche le leggi chiaramente ingiuste purché siano vessatorie nei confronti di chi appartiene a una "classe superiore" o considerata privilegiata. Non è detto, però, che, come nel gioco dell'oca, la Corte costituzionale faccia poi tornare tutti alla casella di partenza. Gli esiti sarebbero comunque dannosi. Avremmo perso in tempo, energie, e rispetto delle regole; avremmo accumulato scorie, costi e conflitti, senza benefici concreti, se non per chi lucra sul contenzioso e sullo stato confusionale dell'Italia intera.    

Al giro di boa del capodanno, però, non ci si può limitare alle note critiche; occorre anche dare speranza all'Italia che intenda mettersi alle spalle decisioni di governo affastellate con i soliti vizi. Ad esempio, la legge di stabilità di fine 2014 è stata approvata con la fiducia e con il solito maxi-emendamento omnibus dell'ultimo minuto che ha riscritto in modo del tutto discrezionale il testo iniziale e senza avere neppure come punto di riferimento, come talora è avvenuto, il testo emendato in Commissione. 

Con 735 commi, posti all'interno di un unico articolo di legge e formulati in modo illeggibile ai più, si è largamente operato in deficit; si è rimandato al prossimo anno il raddoppio delle maggiori o nuove entrate; si sono previste pesanti clausole di salvaguardia che, sul versante delle imposte indirette, accresceranno le incertezze sui consumi; si sono imposte alcune misure immediatamente smentite dall'annuncio di successive correzioni; si sono approntate numerosissime micro-decisioni di settore che dai vertici politici sino agli apparati tecnici non si è stati in grado di frenare, a dispetto delle previsioni di legge e delle disposizioni dei regolamenti parlamentari. Chi per lungo tempo ha lamentato la pessima tecnica legislativa dei testi governativi, stavolta è sembrato meno scandalizzato: probabilmente, l'abitudine al peggio ha reso immuni.

L'elezione del nuovo capo dello Stato sarà la prima occasione per una vera svolta, ove cioè far finalmente corrispondere alle parole i fatti. E' chiaro, infatti, che la rielezione del presidente della Repubblica è stata un segno di grave debolezza per l'intero sistema politico-istituzionale. La politica può e deve riprendere in mano i destini del Paese, e con essi la piena responsabilità per dare un nuovo assetto alle istituzioni nazionali che non sia mero maquillage o confusa operazione di semplificazione. Su questa base, e non su meri calcoli di parte, si metta poi mano alla riforma elettorale, nel senso della chiara derivazione degli eletti dalla volontà popolare e senza strumentali tecniche che mantengano la preposizione dei nominati.


COMMENTI
06/01/2015 - Genio cercasi (Vittorio Cionini)

Abbiamo il genio per risolvere i problemi ? Ma dove si nasconde ?

 
06/01/2015 - Vasto programma! (Carlo Cerofolini)

Vasto programma temo.