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SPILLO/ I franchi tiratori della Terza Repubblica

In questi giorni si è molto parlato della norma fiscale cosiddetta “salva Berlusconi”, che certo non ha fatto far bella figura a Renzi. Il commento di GIANNI CREDIT

Silvio Berlusconi (Infophoto) Silvio Berlusconi (Infophoto)

È davvero difficile - nel caso della norma fiscale cosiddetta “salva Berlusconi”- porre a confronto la spregiudicatezza del premier Matteo Renzi con la malafede di quanti hanno perduto durante la Seconda Repubblica tutte le loro battaglie: politiche, finanziarie e anche giudiziarie, visto l’esito del processo Ruby.

La questione resta una: elementare, brutale. La cosiddetta “Terza Repubblica”, cioè una nuova fase nella vita del Paese, non può cominciare se Silvio Berlusconi non avrà garanzie di un finale di partita (personale, imprenditoriale e politico) diverso da quello di altri premier italiani. L’ultimo è stato Bettino Craxi: morto da ricercato in Africa.

Il leader del Psi - artefice delle fortune economiche del Cavaliere - nel 1992 tentò di affrontare a viso aperto la piena di Mani Pulite. Sollecitò una riflessione interna alla classa politica e una soluzione politica per il problema della corruzione; una ricostruzione del muro definitivamente marcito fra politica e affari. Craxi non ce la fece: non aveva più la legittimazione politica minima per farcela e fu comunque travolto dalle cariche giudiziarie e mediatiche e da un personaggio ambiguo e misterioso di nome Antonio Di Pietro. Dal diluvio emerse Berlusconi: che vinse nettamente tre elezioni democratiche su cinque e ne perse una per un pugno di voti.

Questo grazie anche a una posizione di totale conflitto d’interessi nell’industria media (mai sanata peraltro neppure dal centrosinistra al governo), ma anche sotto l’attacco compatto e incessante di una magistratura ideologica e militante: che con Berlusconi ha spesso teso inevitabilmente a criminalizzare ampi settori dell’imprenditoria. Per non parlare di tutte le legislazioni “di classe” sul fronte dell’evasione fiscale (l’editoriale de Il Sole 24 Ore di ieri rammentava i disastri compiuti dalle vecchie norme “manette agli evasori”: nessun beneficio di gettito e tanti pregiudizi per lo sviluppo di una moderna democrazia tributaria).

In ogni caso, all’inizio del 2015 Berlusconi è ancora il leader dell’opposizione ed è determinante nel sostenere l’esperimento Renzi di transizione alla Terza Repubblica. E non è colpa del Cavaliere se Giorgio Napolitano (rieletto col pieno appoggio del centrodestra) deve lasciare ora il Quirinale sotto i colpi dell’età, ma anche della fatica di essere stato interrogato al Quirinale dai magistrati di Palermo sulla presunta “trattativa Stato-mafia”. I voti di Berlusconi sono d’altronde necessari per l’elezione di un presidente con una maggioranza parlamentare propria (a meno di non dare via libera, stavolta, a uno Stefano Rodo-tà-tà, magari rivestito dalle insegne greche di Syriza).